STATEMENT

il testo chiave per il tuo progetto fotografico

Ciao a tutti!

Siamo giunti all'ultima settimana di lavoro insieme. 

Pensando alla relazione tra fotografia e parola non poteva mancare, come ultimo step, quello dello statement, ovvero il testo introduttivo di un lavoro fotografico. Quello per intenderci che pubblichiamo sul nostro sito web, che scriviamo nel post che accompagna le nostre immagini. Quello che scriviamo nel testo di accompagnamento al nostro lavoro per una mostra, o per un premio o una lettura portfolio.

Negli anni ho sviluppato un particolare interesse e una particolare attenzione per questo testo, sia perché mi accorgevo di quanto fosse faticoso per i partecipanti ai laboratori raccontare in modo chiaro ed efficace il proprio lavoro, sia perché nella mia esperienza artistica mi sono resa conto di quanto sia importante nella riuscita del proprio successo e riconoscimento. 

In uno dei primissimi concorsi a cui partecipai non mi selezionarono. Scoprii che non era per il lavoro, che era risultato interessante e ben fatto, ma perché era mal spiegato (lo scoprii molto tempo dopo, parlando con chi faceva parte della giuria). 

Forse qualcuno di voi si starà dicendo che tutto ciò non lo riguarda. Non tutti hanno l'ambizione di vincere premi con le proprie fotografie o di partecipare a mostre. Ma lo statement è molto di più. 

Io scrivo i miei testi per fare chiarezza dentro di me, facendoli diventare come bussole, punti da cui partire per spiegare (e spiegarmi) e soprattutto non perdermi mentre cerco di portare a termine il mio progetto. 

Come avete riscontrato in queste ultime settimane, tra l'idea e la realizzazione pratica si presentano spesso ostacoli. Il primo è il tempo, che definisce anche la cura che ce ne possiamo prendere, ma poi sopraggiungono altre questioni, come i limiti tecnici, i limiti creativi, l'impossibilità imposta dalla realtà...

Ecco. Lo statement in questi passaggi può diventare il vostro miglior alleato. Non dovete vederlo come un testo chiuso e definitivo. Si tratta di un testo breve e vivo, un organismo che si muove con voi, con i vostri pensieri. Che oscilla con le trasformazioni della vostra serie e che vi segue fino al suo compimento. 

Questa settimana nella sezione autori vi ho proposto di portare l'attenzione non tanto sulle immagini quanto sui testi che le accompagnano, e sulla capacità dei loro autori di spiegare progetti anche molto complessi con parole chiare e comprensibili. Perché é questo il più grande problema. 

Ci vogliono le parole giuste. Non si deve assolutamente scrivere lo statement come se fosse un testo letterario. Non si devono usare parole poetiche, alte, sofisticate. Non si deve nemmeno colorire il testo con aggettivi o giudizi. Si deve raccontare il proprio lavoro con gli occhi dell'osservatore esterno. Si deve rendere il tutto comprensibile. Ovviamente, per la stessa ragione, non si deve nemmeno sintetizzare troppo, o banalizzare. 

Augusto Pieroni nel suo libro Portfolio (che trovate sempre tra gli autori di questa settimana) divide intelligentemente lo statement in due parti. 

Il primo lo definisce "statement of intentions" e il secondo "artist statement". 

Ora, non è sempre così netta questa suddivisione, ma la sua distinzione ci aiuta a regolarci meglio almeno agli inizi. 

Per statement of intentions Pieroni intende un'affermazione di intenzioni, che nasce quando il nostro lavoro o la nostra idea sono ancora embrionali. Serve a capire che cosa vorremmo fare con le nostre fotografie, quali sono i nostri obiettivi e in che direzione vogliamo portare le immagini e la serie prodotta o da produrre. Sarà quindi un testo provvisorio, aperto, soggetto a modifiche man mano che incontra la realtà. 

Per artist statement Pieroni intende invece il testo finale, definitivo, che può essere scritto quando il lavoro è veramente concluso. Questo testo - a differenza del primo - deve essere scritto nel mondo più oggettivo possibile, come se guardassimo la nostra serie con gli occhi dell'osservatore esterno, e rivolto quindi al mondo e agli spettatori che incontreranno la nostra produzione fotografica. 

Ma un lavoro è mai veramente finito? 

Sicuro, metteremo un punto, a un certo punto ;) Anche perché non si può modificare qualcosa all'infinito. Ma io credo che nel tempo, anche se la serie rimarrà uguale, il testo potrà sempre cambiare. Potrà incorporare nuovi dettagli e nuove suggestioni incontrate lungo il cammino (e magari emerse dal confronto con le persone e con i feedback che ci daranno sul lavoro). E soprattutto potrà diventare sempre più lucido e preciso, perché più passa il tempo e più saremo in grado di cogliere con lucidità e distacco il senso delle nostre immagini. Quindi, per quanto mi riguarda, statement delle intenzioni e statement finale sono due momenti dello stesso testo, che si intersecano. Io conservo comunque tutti i passaggi di scrittura dei miei lavori. Mi piace vederne la crescita, l'evoluzione attraverso il mio pensiero.

LA PRATICA

COME SCRIVERE UNO STATEMENT

Sul come scrivere uno statement ci sono tanti diversi metodi e tanta, tanta confusione. 

Nessuno pare pensarla uguale e soprattutto in pochi sanno farlo davvero bene. 

Nel tempo ho cercato di perfezionare il modo in cui scriverlo seguendo una strategia molto semplice, un piccolo schema che mi aiuta a non perdermi (soprattutto se il mio lavoro o le tematiche che affronto sono difficili da spiegare). 

Innanzitutto, mi sforzo di rispondere alle 5W 

Chi

Che cosa

Dove

Quando 

Perché

e Come!!!! 

Chi sono io che realizzo queste immagini oggi? Prenditi un tempo per esprimere qualcosa di te, descriviti in poche righe come se fossi un osservatore esterno. E poi: a chi si rivolge il mio lavoro? Chi è il mio interlocutore? 

 

Che cosa mi spinge a realizzare queste immagini? Scrivi di che cosa parlano le tue fotografie, sia che siano in serie o singole, qual è il nucleo del loro senso.

 

Dove le sto realizzando? Il luogo in cui operi è sempre determinante. In che modo influenza ciò che fai e senti? 

 

Quando e in quanto tempo mi dedico alla realizzazione delle mie immagini? Si tratta di un lavoro che ha un tempo circoscritto? Si tratta di un progetto breve o di più lunga durata? Ha un tempo indefinito? Ci sono progetti in cui il tempo ha una dimensione importante, e anzi, aggiunge grande valore all'operato. Prova a riflettere su questo punto.

 

Perché lo sto facendo? Questa domanda è forse la più difficile cui rispondere, ma serve per passare da te al lettore/ spettatore. Spesso chi fotografa lo fa per soddisfazione personale, per indagare qualcosa di suo interesse o che ha a che fare con la sua vita. Altre volte, come automatismo, ci si rende conto che non si sa perché si sta facendo qualcosa perché si sta solamente imitando qualcos'altro e non si ha una vera connessione con la propria ricerca. Prova a rispondere con onestà. 

 

Ricorda che le proprie immagini, per quanto personali o stranianti possano essere, devono arrivare all'altro, ed è importante riflettere sul perché una terza persona dovrebbe essere interessata a leggerti e guardarti. Che cosa lasci allo spettatore/lettore? Cosa ti ha spinto a realizzare quelle immagini? E che cosa ti ha spinto, dopo averle realizzate, a cercare qualcosa oltre, che spinga la tua serie fuori da te? Il tuo fotografare non può e non deve essere autoreferenziale, deve incontrare l'altro. La differenza è la stessa esistente fra un diario segreto, chiuso nel cassetto, e un diario destinato alla pubblicazione. Quel diario può rimanere nel cassetto anche tutta la vita (vedi il caso Vivian Maier) ma se decidiamo di tirarlo fuori e condividerlo, allora abbiamo una responsabilità verso chi incontrerà...

 

Come lo sto facendo? O come ho intenzione di farlo? Ci sono delle costanti? A livello qualitativo, quantitativo, formale, materico? Rispondendo a questa domanda approfitti anche per darti un metodo di lavoro per il futuro. Istituisci una serie di regole formali e non, legate al tuo fotografare, che ti spingerai a rispettare per potere generare un effetto di coerenza e pulizia nella tua serie. Oppure prova semplicemente a trovare il comune denominatore presente in tutte le immagini su cui stai riflettendo.

Una volta risposto a tutte le domande lascio passare almeno mezza giornata. 

Riprendo in mano le mie risposte, eliminando le domande di partenza, e creo una sintesi del tutto.

In certi casi elimino le informazioni di troppo (per esempio può succedere che il chi, o il come, o persino il dove, non siano così determinanti per quella particolare serie). 

Comincio a fare un collage delle mie risposte correggendolo e facendolo assomigliare a un flusso. 

Questo flusso deve necessariamente essere sintetico, quindi se in qualche risposta ci siamo ripetuti occorre tagliare. In questa fase non mi dò un numero esatto di righe, perché dipende dalla complessità del lavoro e da quante cose ho da dire! Ma cerco di sfoltire, di togliere aggettivi o aggiunte inutili. 

Ecco la primissima forma del mio statement.

COME PROCEDERE PASSO A PASSO PER COSTRUIRE IL TUO STATEMENT

1) Scegli il progetto su cui vuoi realizzare il tuo testo. Può essere una serie realizzata nelle settimane precedenti, un lavoro vecchio che hai nel cassetto, un lavoro che stai realizzando oggi e che è ancora in progress. 

2) Rispondi alle 5W + 1

3) Copia le tue risposte escludendo le domande. Riscrivi l'intero testo come se tutte le risposte fossero collegate e fluide, e elimina ripetizioni e cose effettivamente non rilevanti per il tuo progetto. 

4) Ora prova a realizzare due versioni del tuo testo. 

Una che vada tra le 2000 e le 2500 battute (spazi inclusi) e l'altra tra le 1000 e 1500 battute (sempre spazi inclusi). Puoi contare le battute con tutti i programmi di scrittura, word, open office, pages... guarda fra gli strumenti!

Perché queste misure? perché sono quelle più richieste all'iscrizioni di premi e mostre. E spesso non c'è proprio modo di sforare queste misure, quindi sforzati di farcela! Anche perché sintetizzando ti accorgerai di andare al cuore, all'essenza del tuo lavoro, e capirai meglio chi sei e dove stai andando con le tue fotografie. 

5) Pubblica nella gallery la serie fotografica o la bozza del progetto a cui il tuo testo si riferisce assieme allo statement lungo e a quello breve. 

6) PUBBLICA TUTTO ENTRO LUNEDI' 2 DICEMBRE (in mattinata). Dal 2 dicembre comincerà la settimana RECUPERO, quella in cui chi è rimasto indietro o ha pubblicato in ritardo rispetto alla consegna potrà ricevere feedback e consigli su qualsiasi settimana di lavoro!

7) attendi il feedback degli altri partecipanti e il mio. Ti aiuteremo a capire se il testo funziona o come migliorarlo e rifletteremo insieme sulle tante possibilità. 

Buon lavoro, e buona scrittura!