THE ARTIST CHOICE 

 

GEOGRAFIE E CORPI

MARZIA BONDOLI NIELSEN

CONSUELO CANDUCCI

MARGARET IRIS

 

GUARDANDO AI VOSTRI LAVORI SI PERCEPISCONO VOCI DIFFERENTI E PURE MOLTI ELEMENTI COMUNI. TRE DONNE CON ALLE SPALLE STORIE DI MIGRAZIONI E VIAGGI, E LA FOTOGRAFIA COME STRUMENTO PER LASCIARE TRACCIA DEL PROPRIO MODO DI VEDERE LA REALTA'. 

TUTTE LE VOSTRE STORIE "GENEALOGICHE" CONDUCONO LONTANO DA QUI. CI RACCONTATE IN BREVE?  
 

CONSUELO: LA MIA STORIA STORIA GENEALOGICA È LEGATA A DUE CONTINENTI. LA MIA FAMIGLIA DI ORIGINE È ROMAGNOLA E I MIEI GENITORI APPENA SPOSATI SONO EMIGRATI PRIMA IN CANADA E SUCCESSIVAMENTE IN BRASILE, DOVE HANNO VISSUTO QUASI TUTTA LA LORO VITA E DOVE SONO NATA. LÌ HO VISSUTO FINO AI 20 ANNI, TRASFERENDOMI POI A MILANO, DOVE HO FREQUENTATO L’UNIVERSITÀ E DOVE VIVO ANCORA OGGI. NON SENTO DI ESSERE RADICATA. PENSO CHE OGNI FAMIGLIA CONTENGA IN SÉ DUE DIMENSIONI: QUELLA VISIBILE RESA MANIFESTA DALLE COSE REALI, LUOGHI, SITUAZIONI E BENI, E QUELLA INVISIBILE, RAPPRESENTATA DALLE MEMORIE, DAI RICORDI E DALLE REALIZZAZIONI. LA MIA DIMENSIONE VISIBILE SI È CREATA E DISSOLTA, PERCIÒ CREDO DI VIVERE LA MIA STORIA GENEALOGICA SU UN PIANO PIÙ SPIRITUALE CHE REALE.

 

MARGARET: LA MIA È UNA STORIA DI MIGRAZIONI. SONO ITALO-SCOZZESE CON GENERAZIONI DI SPOSTAMENTI CHE MI HANNO PRECEDUTA. LA FAMIGLIA DA PARTE ITALIANA VIVE NELLO STESSO POSTO DA SEMPRE, MENTRE QUELLA SCOZZESE È IN REALTÀ DI ORIGINE IRLANDESE. I GENITORI DI MIO NONNO ERANO DI MULLINGAR VICINO DUBLINO ED EMIGRARONO IN SCOZIA A CAUSA DELLE CONDIZIONI DI VITA IN IRLANDA ALL’INIZIO DEL 900; MIO NONNO A SUA VOLTA FINITA LA SECONDA GUERRA MONDIALE ANDÒ A LAVORARE SULLE PIATTAFORME PETROLIFERE NEL PERIODO DI CRISI ECONOMICA DEL DOPOGUERRA E IN SEGUITO SI TRASFERÌ IN MEDIO ORIENTE; ALLO STESSO MODO MIO PADRE CON L’ARRIVO DELLA RECESSIONE DEGLI ANNI ‘70 NEL REGNO UNITO, DOPO UN’ESPERIENZA DI STAGE, SCELSE DI RESTARE A LAVORARE IN ITALIA. IO SONO STATA CRESCIUTA BILINGUE E CON UN MIX DI CIBI E USANZE SIA ITALIANE CHE SCOZZESI. LA SCOZIA È UN LUOGO CHE SENTO CASA, AVENDOCI TRASCORSO ALCUNI MOMENTI DELLA MIA INFANZIA E TUTTA LA MIA ADOLESCENZA DURANTE LE VACANZE ESTIVE. OGGI IL MIO LAVORO FOTOGRAFICO MI HA PORTATO A FARE UNA VERA RICERCA SULLE MIE RADICI E LA STORIA DELLA MIA FAMIGLIA.

MARZIA: MIA MAMMA È ARGENTINA E MIO PADRE È ITALIANO. SI SONO CONOSCIUTI IN ARGENTINA POICHÉ MIO NONNO ANDÒ A LAVORARE LÌ COME FALEGNAME E DOPO UN ANNO LA FAMIGLIA LO RAGGIUNSE, RIMASERO PER UNA QUINDICINA DI ANNI CIRCA. TORNARONO IN ITALIA NEL 1963 PERCHÉ LE CONDIZIONI DEL PAESE NON ERANO PIÙ BUONE, STAVANO ARRIVANDO I MILITARI AL GOVERNO, E NEL FRATTEMPO, NEL BEL PAESE, L’ECONOMIA ERA IN FORTE RIPRESA. FU MIA MAMMA IN PARTICOLARE A DARE UNA SVOLTA ALLA STORIA FAMIGLIARE VISTO CHE LE FU CHIESTO DI SCEGLIERE SE RIMANERE IN ARGENTINA O TRASFERIRSI IN ITALIA E LEI ACCETTÒ DI TRASFERIRSI. HO AVUTO UN IMPRINTING MOLTO LEGATO ALL’ARGENTINA, INFATTI PARLO SPAGNOLO DA SEMPRE, MA ANCHE AL BRASILE, TANT’È CHE MI SONO POI LAUREATA IN PORTOGHESE BRASILIANO, HO VISSUTO E LAVORATO IN BRASILE E OGGI SONO ANCHE UNA CANTANTE DI MUSICA BRASILIANA, O ALMENO CI PROVO. 

LA PERFORMANCE. CHE SIGNIFICATO HA PER VOI? COME LA INTRODUCETE NEL VOSTRO MONDO FOTOGRAFICO ?

CONSUELO: LA MIA PRATICA PERFORMATIVA RUOTA ATTORNO ALL’AUTORITRATTO, GENERE CHE USO COME MEZZO PER ESPLORARE I MONDI ESTERNI E INTERNI A ME. IN QUESTO SENSO MI PIACE MOLTO METTERE IN SCENA, PROPRIO NEL SENSO TEATRALE DEL TERMINE. AMO PROGETTARE UNO SCATTO, MAGARI CI PENSO GIORNI INTERI, PENSO AI MINIMI DETTAGLI, AI COLORI, AI VESTITI, ALLA LUCE. E POI IL TEMPO DELLE SCATTO È UN ATTIMO. TUTTA QUESTA PROGETTUALITÀ CHE RUOTA INTORNO AD UNA IMMAGINE LA RIEMPIE ANCORA DI PIÙ. OVVIAMENTE NON CERCO LA PURA RESA ESTETICA, ALTRIMENTI MI PROPORREI AI MAGAZINE DI MODA (LOL).

 

MARGARET: SE PENSO ALLA PERFOMANCE MI VIENE IN MENTE LA MIA FORMAZIONE DI SPECIALIZZAZIONE PRESSO ART THERAPY A BOLOGNA, DOVE PER 4 ANNI HO TRASCORSO MOLTO TEMPO IMMERSA NEL PROCESSO CREATIVO PER INTERMINABILI WEEKEND, SEDUTA PER TERRA, SCALZA E SPORCA, A LAVORO CON LA DANZA MOVIMENTO TERAPIA O NELLE STANZE ATELIER DELLA SCUOLA CON I MATERIALI PIÙ DISPARATI, CON CUI CREAVAMO ARTE. UN’ESPERIENZA DI PANCIA, NON FOCALIZZATA SUL RISULTATO, MA SOLO SU CIÒ CHE SPERIMENTAVAMO SUL MOMENTO NEL PROCESSO ARTISTICO. OGGI NEL MIO LAVORO COME ARTISTA IN REALTÀ C’È UNA GRANDE ATTENZIONE ALLA PROGETTAZIONE. MI PIACE L’IDEA DI COSTRUIRE UN SET E UNA STORIA. METTO IN SCENA UN RACCONTO, INFATTI NON POSSO DIRE DI FARE AUTORITRATTI, PERCHÉ NON SONO IO, MA È SEMPRE UNA PERFORMANCE. IN CASA HO UNO SPAZIO DOVE CONSERVO ABITI PER IL SET, OGGETTI DI SCENA, PARRUCCHE, ECC. IN FONDO ARRIVO DA UNA FORMAZIONE IN FOTOGRAFIA DI MODA E PROBABILMENTE NON SAPREI FARE ALTRO.

 

MARZIA: NEI MIEI LAVORI C’È SEMPRE STATA LA PERFORMANCE, SONO PARTITA CON GLI AUTORITRATTI COME FLUSSO DI COSCIENZA E COME ESPLORAZIONE DI ME STESSA. CON IL TEMPO MI SONO RESA CONTO CHE LA FOTO ERA UN MODO PER USCIRE DAL MIO GUSCIO E CONFRONTARMI CON GLI ALTRI SU CERTE TEMATICHE PER ME IMPORTANTI E HO TRASFERITO LA PERFORMANCE SULLE ALTRE PERSONE, CREANDO VARI PROGETTI PARTECIPATIVI IN CUI “GUIDAVO” LE ALTRE PERSONE. HO AMATO MOLTO SPERIMENTARE CON GLI ALTRI E SONO STATI ANNI DI PROGRESSI ANCHE A LIVELLO INDIVIDUALE; PER ME LA PERFORMANCE HA UN POTERE INCREDIBILE, SOPRATTUTTO IN UN CONTESTO DI GRUPPO DOVE, A LIVELLO ENERGETICO, ACCADONO COSE POTENTISSIME INDAGANDO IN PARTICOLARE I TEMI DELLE EMOZIONI E DEL TEMPO. 

FEMMINILE, MASCHILE, PARITÀ DI GENERE. COSA PENSATE DI QUESTI TEMI E COME LI RACCONTATE NEI VOSTRI LAVORI?

CONSUELO: IO NON IMMAGINO IL MIO LAVORO DA UN POSIZIONE PRETTAMENTE FEMMINILE. SONO UNA DONNA, È VERO, MA IN FOTOGRAFIA MI SLEGO DAL CONCETTO MASCHILE/FEMMINILE. PROVO A VEDERE IL MONDO CON GLI OCCHI DI UNA DONNA, DI UN UOMO, DI UN ANGELO, DI UN ESSERE IL PIÙ FLUIDO POSSIBILE, PERCHÉ NO. CREDO IN UNA UNIVERSALITÀ DEL GENERE. SIAMO ESSERI UMANI, PUNTO. E POI SLEGHIAMOCI DALLE CONNOTAZIONI DELLA FOTOGRAFIA “AL FEMMINILE” O “AL MASCHILE”, COME MOLTI CRITICI AMANO FARE. BASTA COL DIRE, AD ESEMPIO, CHE IL FOTO-GIORNALISMO È NELLE MANI DEGLI UOMINI E LA FOTOGRAFIA INTIMISTA IN QUELLA DELLE DONNE. FORSE C’È UNA MAGGIORANZA SÌ, MA POI DI FATTO SIAMO PERFETTAMENTE INTERSCAMBIABILI. SE NON COMINCIAMO DAVVERO A PARLARE UN LINGUAGGIO PIÙ UNIVERSALE NON ANDREMO DA NESSUNA PARTE.

MARGARET: NELLA MIA ESPERIENZA NEL LAVORO CON LE PERSONE VEDO CHE LE TEMATICHE PERSONALI E RELAZIONALI SONO SEMPRE LE STESSE, AL DI LÀ DI IDENTITÀ O ORIENTAMENTO. COME ARTISTA RACCONTO STORIE DAL MIO PUNTO DI VISTA ED OVVIAMENTE ESSENDO UNA DONNA PORTO LA MIA VISIONE, CHE POI PUÒ AVERE ELEMENTI SIA FEMMINILI CHE MASCHILI, ANCHE SE LA PROTAGONISTA È UNA DONNA. IL FEMMINILE E IL MASCHILE SONO ASPETTI PSICHICI, ENTRAMBI PRESENTI IN TUTTI.

MARZIA: E’ MOLTO DIFFICILE PARLARE OGGI DI MASCHILE E FEMMINILE E PARITÀ DI GENERE, RITENGO CHE DOVREBBE ESSERE SCONTATO CHE UOMO E DONNA SONO SULLO STESSO PIANO, DIVERSI MA COMPLEMENTARI. NEI MIEI LAVORI IN GENERALE NON PARLO DI QUESTE TEMATICHE, SE NON IN MODO IMPLICITO, FORSE LAVORARE SULLE EMOZIONI GIÀ SOTTENDE UNA SENSIBILITÀ PIÙ FEMMINILE. SOLO NEI PROGETTI 'CONSENSO' E IN 'DEMETRA E PERSEFONE' EMERGE DI PIÙ IN MODO ESPLICITO LA TEMATICA DEL FEMMINILE RISPETTO AD ALTRI LAVORI.


 

PARLATECI DEI LAVORI PER I QUALI SIETE QUI OGGI.

CONSUELO: IL LAVORO 'IN-SHE, MY MOTHER’S DRESS' È NATO ALL’INTERNO DI UN LABORATORIO SULL’AUTORITRATTO. LA SCELTA DEL TEMA È NATA PER CASO, PERCHÉ CASUALE  È STATA LA SCOPERTA DELL’ABITO DA SPOSA DI MIA MADRE DURANTE UN TRASLOCO A CASA DEI MIEI. HO SUBITO PENSATO CHE DOVEVO INDOSSARLO PER TENTARE DI ESORCIZZARE ALCUNE COSE CHE MI PORTO ANCORA DIETRO DALLA RELAZIONE CON MIA MADRE. LEI HA SOFFERTO DI DEPRESSIONE E ALCOLISMO PER MOLTI ANNI, FINO AD UN TERRIBILE EPILOGO.
HO PENSATO SUBITO CHE L’UNICO MODO PER RACCONTARE QUESTA COMPLESSITÀ FOSSE APPUNTO UNA FOTOGRAFIA PIÙ PERFORMATIVA E MENO “STAGE”. E COSÌ, DOPO AVER DECISO L’INQUADRATURA E AVER INDOSSATO L’ABITO, HO LASCIATO CORRERE UN FLUSSO DI COSCIENZA, SCATTANDO MOLTE FOTOGRAFIE CHE POI HO ASCIUGATO IN UNA SERIE DI QUATTRO IMMAGINI. E’ STATO UN LAVORO MOLTO FORTE.

MARGARET: 'ABOUT MARY' È UN LAVORO NATO DURANTE UN LABORATORIO DI PERCORSI FOTOSENSIBILI, MA SU CUI STO LAVORANDO TUTTORA. E’ UN PROGETTO SUL TEMA DELL’IMMIGRAZIONE CHE SI SUDDIVIDE IN 3 PARTI: UNA PRIMA PARTE È UNA SORTA DI DIARIO EMOTIVO DELLA PROTAGONISTA, LA SECONDA PARTE PARLA DI OGGETTI E PERDITA D’ IDENTITÀ E L’ULTIMA COINVOLGE FAMILIARI E DISCENDENTI D’IMMIGRATI A GLASGOW. TUTTO PARTE DALLA MIA BISNONNA MARY FAGAN, CHE INSIEME AL MARITO PATRICK MURRAY, NEL 1901 LASCIÒ MULLINGAR E L'IRLANDA IN CERCA DI UNA VITA MIGLIORE. VISSERO NEI GORBALS A GLASGOW FINO AGLI ANNI 50.
HO RACCONTATO UNA STORIA D'IMMIGRAZIONE E RICERCA D'IDENTITÀ, TRA LA PERDITA DELLE PROPRIE RADICI E LA SPERANZA DI COSTRUIRE UNA NUOVA VITA. IL MIO INTENTO È METTERE IN EVIDENZA COME CHI LASCIA IL PROPRIO PAESE LO FACCIA SPESSO ANDANDO INCONTRO AD UN PROCESSO DI LUTTO COME LA PERDITA DEI LEGAMI AFFETTIVI E TUTTO QUELLO CHE ERA STATO IL LORO MONDO FINO A QUEL MOMENTO. IL MIO LAVORO FOTOGRAFICO VUOLE METTERE L'ACCENTO SU COME I LUOGHI E GLI OGGETTI STESSI SIANO DEPOSITARI E CONTENITORI DI MEMORIE E IDENTITÀ, COSÌ HO PROVATO AD IMMAGINARE ANCHE QUALI FOSSERO GLI OGGETTI NELLA VALIGIA DI MARY. INFINE MI DEDICO ALLA STORIA DEI GORBALS, LA ZONA DI GLASGOW CHE NELLA PRIMA METÀ DEL '900 ERA SOVRAPPOPOLATA DA MIGRANTI, SOPRATTUTTO IRLANDESI E CATTOLICI COME LA MIA FAMIGLIA, RIPROPONE IN MODO PERPETUO LO STRAZIO DELLA PERDITA.
INFATTI I GORBALS FURONO DEMOLITI E RICOSTRUITI DUE VOLTE DOPO GLI ANNI 50. AGLI ABITANTI DEI GORBALS SI È CERCATO NEGLI ANNI DI FORNIRE CONDIZIONI DI VITA MIGLIORI E SMANTELLARE IL GHETTO, MA ANCHE A CAUSA DI SPECULAZIONI EDILIZIE, NEL TEMPO È AVVENUTO UN VERO E PROPRIO DISLOCAMENTO DI TUTTI GLI ABITANTI CHE HANNO PERSO QUEGLI UNICI LUOGHI E SPAZI DI RIFERIMENTO, LETTERALMENTE RASI AL SUOLO. ATTUALMENTE MI STO OCCUPANDO DI RACCOGLIERE LE STORIE DI ALTRI DISCENDENTI IRLANDESI VISSUTI NEL QUARTIERE DEI GORBALS.

MARZIA: 'CONSENSO' È UN PROGETTO CHE PARLA DI UN’ESPERIENZA TRAUMATICA PERSONALE, UNA MOLESTIA SUBITA DA PARTE DI UN UOMO. PARLA DEL COME MI SONO SENTITA GUARDATA COME UN OGGETTO E POI TOCCATA SENZA IL MIO CONSENSO. HO SUBLIMATO IL DOLORE DELL’EVENTO FOTOGRAFANDO QUEI BRACCIALI CHE SONO STATI PER LUI LA SCUSA PER TOCCARMI E CHE COSÌ, SONO DIVENTATI UN SIMBOLO CHE PARLA DEI CONFINI PERSONALI CHE SPESSO E VOLENTIERI VENGONO SUPERATI SENZA CHE LA DONNA SIA D’ACCORDO. SE POI PENSO CHE QUEI BRACCIALI SONO STATI CREATI A MANO DA DONNE AFRICANE CHE HANNO RECUPERATO LA PLASTICA E CHE LO HANNO FATTO PER RISCATTARE LA PROPRIA CONDIZIONE, LA LORO IMMAGINE ASSUME UNA VALENZA PIÙ GRANDE: QUESTI BRACCIALI SONO DI TUTTE LE DONNE CHE OGNI GIORNO AFFERMANO LA PROPRIA IDENTITÀ ALDILÀ DEI CONFINI IMPOSTI DAL PATRIARCATO. QUASI TUTTE LE DONNE POTREBBERO RACCONTARE UN EVENTO SIMILE, PURTROPPO IN MOLTI CASI ANCHE MOLTO PIÙ GRAVI; PER QUESTO RITENGO CHE SIA BENE PARLARE DI QUESTI EPISODI PER DENUNCIARE, PER EDUCARE LE NUOVE GENERAZIONI E PER PORTARE L’ATTENZIONE SULLA CONDIZIONE FEMMINILE NELLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA. RIVEDERE A DISTANZA DI TEMPO LA MIA OPERA È STATO UN MODO PER CAPIRE CHE ATTRAVERSO DI ESSA HO RI-SIGNIFICATO L’EVENTO PORTANDOLO A UNA DIMENSIONE UNIVERSALE.


QUAL È L’AUTORE O AUTRICE CHE PIÙ VI HA ISPIRATE NEL TEMPO?

CONSUELO: IO NON HO UNA FORMAZIONE ACCADEMICA LEGATA ALLA FOTOGRAFIA. HO COMINCIATO A STUDIARE, DICIAMO COSÌ, A PERCORSO INIZIATO. E DUNQUE NON MI SENTO DI AVERE AUTORI DI RIFERIMENTO IMPORTANTI. QUANDO SCATTO, PERÒ, HO IN MENTE SVARIATE SCENE DI FILM, PELLICOLE VECCHIE, COLOR VECCHIE, MUSICHE…PENSO CHE IL CINEMA ABBIA AVUTO UNA GRANDISSIMA INFLUENZA SULLA MIA CULTURA DELL’IMMAGINE. PESCO OVUNQUE, PESCO E METTO INSIEME CIÒ CHE MI PIACE.

MARGARET: A PARTE GLI AUTORI CLASSICI, SICURAMENTE LA GRANDE ISPIRAZIONE PER ME È ARRIVATA STUDIANDO IL LAVORO DI ELINA BROTHERUS E TUTTA LA HELSINKI SCHOOL, UN PROGETTO VIRTUOSO NATO NEGLI ANNI ’90 PRESSO LA AALTO UNIVERSITY.

 

MARZIA: SOPHIE CALLE SICURAMENTE È UNA DI QUELLE ARTISTE CHE PIÙ MI HA ISPIRATA, PROPRIO PERCHÉ FA ARTE PARTENDO DAGLI EVENTI DELLA PROPRIA VITA. TUTTO CIÒ CHE LE SUCCEDE LO TRASFORMA IN ARTE E CIÒ MI APPARTIENE, MI DÀ LA DIMENSIONE DEL SI PUÒ FARE TUTTO. 


E IL LIBRO?

CONSUELO: AHHH IL LIBRO. UNO IN PARTICOLARE MI RICORDA CHE I SOGNI SONO DEI PORTALI PER I MONDI CHE VOGLIAMO VISITARE: IL VAGABONDO DELLE STELLE DI JACK LONDON.

 

MARGARET: HO L’ABITUDINE DI LEGARMI A DEI LIBRI CHE LEGGO E RILEGGO PER ANNI. IN QUESTO CASO MI VERREBBE DA RISPONDERE “MARCOVALDO” DI ITALO CALVINO. EPISODI SURREALI DI UN UOMO IN UNA GRANDE CITTÀ INDUSTRIALE, ALLE PRESE CON LA RICERCA DEI PICCOLI SEGNI DELLA NATURA ( E FORSE ANCHE DI COME L’UOMO POSSA ABITARE GLI SPAZI IN ARMONIA CON I LUOGHI) IN UN CONTESTO URBANO ANONIMO. CREDO SI LEGHI MOLTO ALLA MIA RICERCA SUL RAPPORTO TRA INDIVIDUO, SPAZIO E IDENTITÀ.

MARZIA: NE HO VARI CHE MI ISPIRANO, MA SE NE DEVO DIRE UNO ALLORA SCELGO LA FURIA DELLE IMMAGINI DI J. FONTCUBERTA PERCHÉ CI OBBLIGA A FARE DELLE RIFLESSIONI SULLE IMMAGINI OGGI, SULLA MASSIVA PRODUZIONE DI FOTOGRAFIE CHE QUOTIDIANAMENTE PRODUCIAMO. 

SI DICE CHE IN ARTE TUTTO È GIÀ STATO DETTO. È VERO? CHE COSA MANCA?

CONSUELO: CHISSÀ, FORSE SÌ. MA SONO LE COMBINAZIONI AD ESSERE INFINITE E QUINDI FINTANTO CHE RIUSCIREMO A STUPIRCI DAVANTI AD UN QUALCOSA (UN’OPERA D’ARTE), ALLORA POTREMO DIRE CHE QUEL QUALCOSA NON ERA MAI STATO FATTO PRIMA. E MAGARI ERA SOLO UNA COMBINAZIONE DIVERSA DI ELEMENTI GIÀ PROPOSTI. ALLA FINE È L’IDEA CHE CONTA E QUANTA VERITÀ CI METTI. 

MARGARET: SÌ, È STATO DETTO GIÀ TUTTO, MA QUESTO NON VUOL DIRE CHE NON CI SIA SPAZIO PER PORTARE LA PROPRIA VISIONE. FORSE MANCA LA LIBERTÀ, SOPRATTUTTO DA PARTE DELLE ISTITUZIONI PUBBLICHE E DEGLI ENTI CHE SOSTENGONO PROGETTI POCO CORAGGIOSI, CHE NON VANNO OLTRE IL DATO ESTETICO E PROMOZIONALE. CREDO CHE L’ARTE DEBBA METTERE IN DISCUSSIONE E ANCHE SUGGERIRE SOLUZIONI POSSIBILI AI TEMI SOCIALI E POLITICI.


MARZIA: PENSO CHE CI SIA ANCORA DA DIRE IN ARTE, IL MONDO STA CAMBIANDO MOLTO VELOCEMENTE E COSÌ LA CONSAPEVOLEZZA DELLE PERSONE. L’ULTIMO ANNO È STATO UN ACCELERATORE E SONO CONVINTA CHE GLI ARTISTI RIUSCIRANNO A DARE NUOVA LINFA ALL’ARTE CONTEMPORANEA. NON SAPREI DIRE COSA MANCA NELLO SPECIFICO, FORSE UN MAGGIORE SPAZIO E CONSIDERAZIONE PER LE ARTISTE DONNE. 

SOGNI FUTURI?

CONSUELO: NEL PROSSIMO FUTURO MI PIACEREBBE ESPLORARE LA CONTAMINAZIONE TRA ARTE E SUONO. SONO STATA TEMPO FA IN UNO STUDIO DI REGISTRAZIONE DOVE HO LAVORATO CON LA MIA VOCE, RECITANDO FRASI, PER CREARE UN AUDIO CHE ACCOMPAGNAVA UN MIO PROGETTO FOTOGRAFICO. MI SONO VENUTE IDEE INTERESSANTI CHE VORREI METTERE IN PRATICA AL PIÙ PRESTO. 

MARGARET: HO UN QUADERNO DOVE ANNOTO LE IDEE PER PROGETTI FOTOGRAFICI FUTURI: UN BEL OBIETTIVO SAREBBE POTERLI REALIZZARE TUTTI. AGGIUNGO IL TORNARE A VIAGGIARE PER I MIEI LAVORI, UN SOGNO CHE CONDIVIDO CON MOLTI ARTISTI IN QUESTO MOMENTO. E INFINE TERMINARE I MIEI STUDI UNIVERSITARI IN STORIA DELL’ARTE.

MARZIA: IO VORREI FARE LA FOTOGRAFA COME PROFESSIONE E NEL CONTEMPO CONTINUARE CON I MIEI PROGETTI ARTISTICI CHE SONO LA MIA LINFA VITALE. 
 

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MARZIA BONDOLI NIELSEN
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