APPUNTAMENTO CON LA LUCE

la luce per scolpire la nostra identità

Non esiste nulla al mondo di più importante della luce. Ci ho messo molti anni a capirlo, a imparare a stupirmi come una bambina di fronte alle sue infinite espressioni. Anni fa, quando studiavo fotografia a Roma, mi prendevo alcuni pomeriggi per ricaricarmi dal caos cittadino scappando in quell'oasi verde che è Villa Pamphilii. Elif, una carissima amica turca, mia compagnia di studi, a volte veniva con me. Camminavamo per ore e più volte durante il percorso fermava i miei passi, puntava un dito tra le fronde e diceva: “guarda la luce”. Io fingevo di capire, ma non era vero. Non la vedevo. O meglio, vedevo la luce, ma non capivo perché stupirsi tanto per qualcosa di così quotidiano e naturale. Mi sembrava la stessa identica luce che avrei trovato un passo indietro, o un passo avanti. E invece oggi so che non é così. So che quella luce era unica ed Elif lo sapeva. Riusciva a vedere oltre quella coltre di cinismo che ogni aspirante fotografo acquisisce – come uno dei tanti strumenti e requisiti – nel corso della propria formazione. 

 

Luce non è solo qualcosa che si vede, è qualcosa che si vive. Senza di essa non esisterebbe alcuna forma vivente. Senza di essa tutti i nostri affanni, i nostri sogni, le nostre azioni, semplicemente non sarebbero. La luce sul nostro Pianeta è resa possibile da una stella speciale: il Sole. Ogni culto, sin dalle origini dei tempi, ha venerato questa stella. Riti, cerimonie e preghiere non sono che la traduzione simbolica della più alta forma di consapevolezza, di attenzione nei confronti delle nostre esistenze e di ciò da cui esse dipendono. Tutte le creature della Terra dipendono dalla luce del Sole. Così la nostra stessa vita. Come racconta Diego Mormorio nel suo splendido testo Meditazione e Fotografia la magia della luce, così come noi la vediamo e percepiamo, è resa possibile dall'atmosfera terrestre e dal suo pulviscolo. Se la luce non si propagasse nelle infinite particelle dell'atmosfera noi vivremmo in una profonda notte illuminata, così come è visibile dalla moltitudine di immagini dell'uomo nello Spazio. Come una serie di piccolissimi specchi riflettenti, il pulviscolo ci restituisce luce in ogni dove. Senza di esso non esisterebbero i colori, le forme, la realtà cosi come la conosciamo. 

Oggi, che siamo sovrastati dalle immagini e produciamo molte più fotografie di quelle che dovremmo, è importante imparare a stupirsi nuovamente della luce. 

Scattare un autoritratto significa innanzitutto percepirsi in relazione alla luce. Comprendere come la luce può interagire con le nostre emozioni, con la nostra identità. Come può raccontare qualcosa di noi. 

Ci sono diversi modi per dialogare con la luce:

1) Può capitarci di vedere una luce speciale, un raggio che filtra dalla finestra, un riflesso, una grigia luce diffusa, e approfittarne: ci immergiamo in essa, facciamo un bagno di luce. Impariamo quindi a vederci e a raccontarci dentro a ciò che in quel preciso istante accade, senza forzarlo.

 

2) Può capitare invece che vogliamo utilizzare la luce come fosse il nostro alfabeto, la grammatica delle nostre immagini. Ci occorre una luce specifica, un momento specifico, che per forza di cose sarà da ricercare. Allora la aspettiamo, pianifichiamo quel momento, quello scatto. Prendiamo un appuntamento con la luce.

 

3) C'è anche una terza possibilità: creiamo noi la luce. E' vero, il sole è la nostra stella, ma ci sono altre fonti luminose, come ad esempio la luce artificiale, un'invenzione umana le cui molte qualità possono rispecchiare sentimenti o veicolare importanti messaggi. A volte basta pochissimo: un abat-jour, la luce flebile di una candela, una torcia, la luce di un camino acceso, la luce blu dei nostri dispositivi... 

Nell'autoritratto il dialogo tra luce e ombra influisce molto sul messaggio che lasciamo attraverso la nostra presenza. Non è un dettaglio secondario, e anzi, è la prima cosa con cui dovremmo confrontarci. 

COME PROCEDERE PASSO A PASSO PER COSTRUIRE LA NOSTRA PRIMA SERIE FOTOGRAFICA SULLA LUCE.

1) Per prima cosa studiamo la luce negli ambienti che ci sono vicini o familiari. Il progetto verte interamente su come la luce può scolpire l'immagine, determinando colori e forme, e sul modo in cui può dialogare con la nostra persona, il nostro carattere, o altri aspetti che ci caratterizzano. Può essere un angolo dentro casa, al lavoro, in un luogo speciale che conosciamo solo noi. Dobbiamo affinare lo sguardo. Dobbiamo scegliere accuratamente. Può essere una fiamma, come il fuoco o una candela, o una luce artificiale: un abat jour, una luce professionale (bank, soft box, spot, flash), una torcia, un neon. Ciò che è importante è, a prescindere dal fatto che sia luce naturale o artificiale, rendersi conto di come ognuna di queste fonti luminose possa essere speciale. Prendere coscienza di come le qualità di quella specifica luce siano effettivamente adatte a riprodurre certe atmosfere e comunicare determinate sensazioni. La prima fase è quindi un vero e proprio "studio", e dobbiamo annotare ogni cosa. Prendiamo un quaderno, e scriviamo orari e qualità della luce che entra nelle nostre stanze. Facciamo un censimento di tutte le luci presenti e a nostra disposizione. Non escludiamone nessuna. Proviamo a immaginare di usarle tutte, anche quella più strana, come la luce azzurrognola del nostro telefono, come possibili fonti luminose. Immaginiamo come potremmo usarle e perché. Se ce la sentiamo, facciamo qualche disegno, bozza, prendiamo appunti. Serviranno in fase di scatto ad avere più chiaro ciò che cerchiamo. 

2) Concentriamoci su ciò che vorremmo comunicare di noi. Non partite a realizzare migliaia di scatti senza un perché. Questo non serve assolutamente a nulla, e anche se fra le mille ci sarà uno scatto interessante sarà solo frutto di una casualità e non di una pratica fotografica seria, e mentirete solo a voi stessi. Idealmente dovreste scattare un numero piccolo, molto piccolo, di fotografie, per questo esercizio. Provate a immaginare di avere a disposizione un rullino analogico: avete 24 o al massimo 36 scatti, dopo di ché la pellicola si riavvolgerà. E' molto importante che facciate fede a questo limite, sembra qualcosa di poco importante e invece sarà determinante nel farvi concentrare e insegnarvi a riflettere prima di scattare. Tra gli autori di questa prima settimana di lavoro avete trovato un'autrice a cui tengo molto. Lina Scheynius, un'artista che la luce la conosce davvero. Guardate questa serie, tratta da uno dei suoi diari fotografici, precisamente del 2007. Leggiamo insieme la serie. Si tratta di momenti quotidiani e intimi, di un vero e proprio diario visivo. Ma oltre ai soggetti, ci accorgiamo presto come la vera protagonista in queste immagini sia proprio la luce. Il sole per strada che sfiora i capelli, la luce dalla finestra, una lampada sopra al letto, riflessi luminosi fuori fuoco, ancora gli oggetti colpiti dalla luce, e infine la luce violenta del flash. Abbiamo proprio tutto!

Lina comunica la quotidianità, la bellezza che si può trovare dietro alla normalità delle nostre vite. Vogliamo raccontare lo stesso? abbiamo altre cose da dire? Bene. Scriviamo nel nostro quaderno il messaggio (o i messaggi) che vorremmo lasciare intendere a chi guarderà le nostre immagini. Chiudiamo il quaderno. Ora fissiamo un appuntamento con la luce. 

3) Decidiamo il giorno e l'orario preciso in cui lavorare al nostro progetto. Bastano un paio di ore totali, ma dovrà essere un tempo tutto vostro, dedicato a voi e possibilmente senza distrazioni. Provate ad avvertire le persone che vivono con voi che in quelle ore non ci sarete e mettete il telefono in modalità offline. Il multitasking non aiuta la creatività, benché meno la concentrazione e la riuscita tecnica di un lavoro. In quelle ore di appuntamento, possibilmente scelte in base alla luce che effettivamente state cercando, realizzate una serie di autoscatti e immagini in cui cercate un dialogo con una più fonti luminose. MOLTO IMPORTANTE: la serie non deve necessariamente contenere - a ripetizione - il vostro volto o comunque la vostra presenza diretta. Autoritratto non significa solo questo. Possono esserci dettagli di voi, un riflesso, una mano, un'ombra, ma anche oggetti del vostro quotidiano, persone o situazioni che raccontano la vostra vita. Autoritratto è anche questo: rappresentazione e proiezione di sé nelle cose. Se ripetete sempre la vostra immagine una serie non serve a nulla. Basterebbe allora un'unica fotografia. Siccome noi lavoriamo sulla narrazione, sulla serie, sul progetto fotografico, cercate di non ripetervi e di variare, cercando voi stessi sia nella vostra immagine che nelle cose che vi circondano. 

Tecnicamente, ci sono molti modi per realizzare un autoritratto, e molto dipende da come vorrete farlo. Potete usare un treppiede e un pulsante di autoscatto nel caso vogliate comparire totalmente essendo però autonomi. Potete tenere la macchina con voi, fra le mani, se fotografate oggetti, dettagli, riflessi o ombre connesse a voi. Potete infine chiedere aiuto a qualcuno, chiedendo di essere il "braccio" dell'operazione. Sì, avete capito bene! Autoritratto non significa fare tutto da soli per forza, soprattutto quando questo risulta impossibile. Se l'idea compositiva e creativa è la vostra, un aiuto esterno non potrà che potenziarla. Anna Di Prospero, tra gli autori di questa prima settimana, non scatta mai i suoi autoritratti, ma si fa aiutare dal marito, fondamentale per la riuscita dei suoi scatti colorati e luminosi. Fotografia non è click. E' progettazione, idea, concetto. Lo scatto è solo una piccola, piccolissima parte di questa azione artistica. La foto non appartiene a chi fa click, ma a chi la progetta e immagina, come il regista è l'autore di un film, e non il suo cameraman. 

4) Oltre alle due ore di scatto che ti sei concess*, puoi integrare la tua serie con scatti spontanei dove scopri momenti di luce particolari durante la settimana. Porta con te una macchina fotografica ovunque tu vada, o se non puoi utilizza il tuo telefono, sempre con te. Approfitta di ogni luogo e istante per fermare momenti in cui la luce si manifesta e in cui puoi osservare riflessi, ombre, giochi di luce, colori e interazioni. Non preoccuparti del fatto che se scatti con un telefono la qualità potrebbe risultare inferiore agli scatti realizzati nel tuo appuntamento con la luce. In queste immagini random dovresti divertirti, giocare, affinare lo sguardo, vedere piccole cose che magari normalmente non vedi. 

5) ora procedi a una selezione che comprenda fotograzie realizzate durante la tua sessione specifica e altre scattate durante la settimana, in un unico flusso, un'unica serie compatta. La scelta deve essere fatta per comunicare un certo messaggio, quindi è altamente sconsigliato di scegliere solamente le immagini più belle. L'estetica conta, ma è secondaria. Scegli quindi le fotografie più coerenti al tuo stato d'animo, al messaggio o al concept che vorresti lasciare a chi guarda. Le immagini pubblicate devono essere un numero compreso tra 10 e 15 fotografie. Pubblica nella gallery la tua serie fotografica nella prima sezione appositamente creata. Registrati con il tuo nome e pubblica tutto in un unico post. Per farlo devi andare a capo ad ogni caricamento immagine (cioè carico una foto, faccio uno spazio, ricarico la seconda foto e così via...) Le immagini devono essere ridimensionate in formato web, massimo 1000 pixel sul lato lungo. In più aggiungete un piccolo testo che racconti della vostra esperienza, delle scoperte e dei limiti riscontrati. Date un titolo a questo primo esercizio. 

6) PUBBLICA TUTTO ENTRO LUNEDI' 3 FEBBRAIO, ORE 12 (MEZZOGIORNO), data in cui verrà assegnato il nuovo progetto per la settimana successiva!

7) attendi il feedback degli altri partecipanti e il mio. Insieme capiremo il potenziale della tua serie e le cose da migliorare!

ALCUNI CONSIGLI IMPORTANTI ​

1) EVITARE LO SCATTO COMPULSIVO.

cerca il più possibile di limitare i tuoi scatti, come consigliato sopra. Scattare tanto non è sinonimo di buona riuscita, ma di insicurezza. Prova a concentrarti e a canalizzare pensieri e idee in pochi click. 

Questo allenamento, nel tempo, ti permetterà di vedere grandissimi miglioramenti nel tuo fare fotografia.  

2) PRESTARE ATTENZIONE ALLA COMPOSIZIONE. 

Ci sono regole compositive di base (alcune consultabili a questo link.) ma le migliori foto sono quelle che escono dagli schemi e dalle impostazioni standard, perciò cerca di ragionare sempre secondo il tuo gusto. Ad ogni modo, non solamente in fase di scatto, ma anche nella scelta delle tue immagini, cerca di privilegiare quelle che mostrano armonia, tensioni, linee interessanti. Quelle dove i colori affermano la loro presenza o possiamo trovare un interessante dialogo tra luci e ombre.  

3) FARE RICERCA.

Consulta gli autori della prima settimana per trovare ispirazioni. Magari non ti piacciono tutti, ma qualcuno si. Ispirati a loro. All'inizio è molto importante avere dei riferimenti, che poi diventeranno sempre meno evidenti. Ma attenzione! ispirarsi non significa copiare di pari passo. Prendete qualità diverse da diversi autori (es. di  Giuseppe Penone mi piace il concetto, di Lina Scheynius la luce, di Coplans la composizione...ecc...) , e sommatele creando un nuovo mix, tutto vostro. 

4) SCEGLIERE TRA BIANCO E NERO E COLORE, O CREARE UNA NARRAZIONE CON ENTRAMBI. 

La scelta di bianco e nero o colore non dovrebbe mai essere un fatto puramente estetico. Entrambi validi strumenti di creatività e comunicazione, ognuno esprime importanti messaggi e evidenzia aspetti formali o concettuali in modo più o meno evidente. Scegliete l'uno e l'altro non "perché così la foto è più bella", ma per ciò che comunicano. SI possono utilizzare anche entrambi in una serie, purché la loro unione abbia significato. Per esempio se usiamo colore per gli esterni e bianco e nero per gli interni, a rimarcare simbolicamente la distanza fra dentro e fuori, oppure il bianco e nero per il passato e il colore per il presente, come si fa a volte nei flashback cinematografici. Ad ogni modo, riflettete bene e non lasciate questo aspetto per ultimo, poiché é davvero importante. 

5) SFOGLIARE L'ARCHIVIO. 

Se siete appassionati di autoritratto e vi state dedicando all'autoscatto da tempo, può essere che nel vostro personale archivio abbiate già foto molto inerenti al tema della luce. Sarebbe bello - se avete tempo - sfogliarlo, e integrare la vostra serie di 10 - 15 immagini con alcune prese dal passato. Ovviamente dovranno essere armoniche e esteticamente adatte, devono fare match. Ma potrebbe essere una bella occasione per trovare perle tra la moltitudine, e sopratutto per rendervi conto che avete già una "firma", un vostro modo di vedere la realtà, una vostra voce fotografica. Se utilizzate foto d''archivio nella vostra serie oltre a quelle nuove prodotte, segnalatelo nel testo introduttivo.