TERA DA PIGNAT

 

 

I calanchi, luogo della memoria della mia giovinezza (riferita alla metà degli anni ’60), mi apparivano come “un mare in tempesta / fermato in un attimo statico / oltre il quale gli uomini / fanno giochi inutili e veri”. Così li descrivevo.

Sulla cima di queste onde in tempesta meditavo sulle scelte che stavo facendo nella vita.

I calanchi sono terra che si spezza, che frana, si trasforma. Creste che si ripetono come frattali e liberano fossili che con le loro spirali richiamano la ciclicità della vita. Sono tornato a guardali da vicino, con lo sguardo più corto, sull’altro versante della vita, quello dei ricordi e dei bilanci da fare. Guardando riascolto con la memoria la frase che usava mio padre per ricordare l’ineluttabilità della morte che fa diventare i nostri corpi tëra da pignat, argilla dei calanchi, appunto.