© 2018 Percorsi Foto-sensibili di Silvia Bigi

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L'immagine mancante

 

 

Tutto nell'intero universo è connesso.


 

Lo sappiamo ma non vogliamo crederci. Il nostro mondo attuale ci pone di fronte a una separazione in ogni aspetto della vita. Il lavoro e il piacere, il corpo e la mente.


 

Che lo accettiamo o no, ogni gesto che compiamo, ogni piccola scelta, ogni boccone che mangiamo, ogni sorso di acqua che beviamo produce effetti di cui non abbiamo il controllo. Per questo è così importante smettere di esistere passivamente e scegliere cosa vedere, dove abitare, cosa mangiare, con un'istinto che possediamo, solo che ora è assopito. Oggi non solo viviamo alienati e ci nascondiamo dietro all'idea di subire la realtà, anziché di crearla su misura per noi; ci auto-condanniamo schiavi della nostra stessa realtà, dei nostri presunti limiti e delle nostre paure.

Hai scelto la fotografia, o forse la fotografia ha scelto te.

L'immagine è parte della vita, è veleno e medicina che può curarti o schiacciarti, dipende solamente da te. Ti sarai accorto che nei momenti di massima intensità vogliamo fotografare, con il risultato di aver lasciato che l'atto dello scatto si sostituisse al corpo. Questo produce una duplice perdita: la perdita di quell'intensità nel corpo e nello sguardo, che avrebbe potuto attraversarci, e la perdita di profondità dell'immagine, che – facendosi semplice documentazione – non si è caricata di nessuna intensità.

E come può apparire un'immagine che arriva dopo, dopo l'istante e dopo l'intensità, dopo che il corpo ha attraversato pienamente quell'attimo? Che magari non contiene in sé né l'azione né l'evento, eppure è carica di tutto ciò che è passato un attimo prima?

Ciò che appare fuori sincrono, è la vostra vita: essa non ha bisogno di immagini che la sostituiscano, ha bisogno di manifestarsi, e le immagini hanno il nobile compito di raccontarla con dignità e rispetto.

Usa il corpo come un prolungamento della tua visione, un'antenna che capta. Vivi nella pulizia di sguardo, cercando di non sollevare la macchina fotografica per fermare l'attimo: l'attimo, di fatto, non si fermerà. Lascia andare e “perdi” una serie infinita di immagini, che, come in un flusso perpetuo, si formano per te e per i tuoi occhi.

Erik Kessels, Photography in abundance