N.

 

 

Lei è una persona speciale, anche se non lo sa. Vede le cose prima di tutti gli altri. Come quella volta guardando un film di fantascienza, lei capiva il perché di ogni cosa “strana”. Come quando ti dice che le cose andranno bene, anche se non ci credi affatto. Lei è già nel futuro. Mi ricorda un po’ un frattale. In ogni parte di lei c’è qualcosa che ritorna, sempre, uguale e costante. È anche la persona più folle e imprevedibile che conosca. Mi ha detto che avrebbe venduto casa solo per stare accanto a me, da un giorno all’altro. Avrebbe preso un motorino solo per farmelo guidare in vacanza – ma io non ho mai guidato un motorino in vita mia. Altri adorabili segni particolari: non conosce la parola routine. 

Ha paura di invecchiare. 

Ama gli alberi. Tutti. 

È molto fragile, ma non sa nemmeno questo. 

Ha un nome strano. 

Insegue l’amore senza mai trovarlo.

 

Ho quasi trent’anni e sento che N. rappresenta una delle principali persone che hanno segnato la mia personalità e le mie scelte. Parlare di lei mi fa capire quanto sia importante aprirsi alle persone vicine, e mi ricorda che ogni visione e conoscenza può essere trasmessa, per non essere dimenticata. Mi ricorda come vorrei diventare, mi aiuta a avere chiari i miei obiettivi. Raccontare di N. è un comunicare con la parte più inconscia di me e rassicurarla, profondamente, su ogni cosa.

N. è mia madre.