© 2018 Percorsi Foto-sensibili di Silvia Bigi

  • Facebook Clean
nov 9

LEVAMEN

9 commenti

 

Ciao a tutti, mi presento, sono Federica, faccio foto da un po', in modo puramente dilettantistico, mossa dalla voglia di fare vedere le sensazioni che sono in me.

Queste foto le ho fatte un po' di tempo fa, sono state scattate in un periodo difficile.

Nate da un bisogno di ricerca interiore, nate per rappresentare un bisogno urgente di rigenerazione e necessità di ricominciare.

All’inizio il titolo che mi è venuto di getto è catarsi, che poi mi è parso un po' banale.

1- Catarsi perché partendo dalla definizione della Treccani [dal gr. κάϑαρσις «purificazione», der. di καϑαίρω «purificare» – 1. Nella religione greca, nella filosofia pitagorica e in quella platonica, indicava sia il rito magico della purificazione, inteso a mondare il corpo contaminato, sia la liberazione dell’anima dall’irrazionale. In partic., secondo Aristotele, la purificazione dalle passioni, indotta negli spettatori dalla tragedia. 2. Nella storia dell’estetica, l’azione liberatrice della poesia che purifica dalle passioni; nell’estetica di B. Croce, il momento supremo dell’intuizione poetica. Con valore più ampio, nel linguaggio letter., il termine è anche usato col senso generico di purificazione, liberazione dalle passioni. 3. In psicanalisi, processo di totale o parziale liberazione da gravi e persistenti conflitti o da uno stato di ansia, ottenuto attraverso la completa rievocazione degli eventi responsabili, che vengono rivissuti, a livello cosciente, sia sul piano razionale sia su quello emotivo.], mi sembrava fosse giusto, perché racchiudeva in sé il significato che volevo trasmettere e il fatto che fosse sostantivo femminile rafforzava il tutto.

Leggendo diversi scritti sulla catarsi, sono inciampata in questa definizione: “alleviazione da un carico emozionale potenzialmente nocivo”.

2- Alleviazione, mi è subito piaciuta come parola. La sensazione di leggerezza insita, che si ha anche solo pronunciando la parola stessa, mi ha colpita.

Alleviazione o alleviagione=lo alleviare, dal lat. levamen/levaminis. Il secondo titolo LEVAMEN, che poi è anche quello che ho scelto.

3- Per uno stream of consciousness mi è venuto alla mente “Libera nos a malo”.

Che in qualche modo potrebbe essere titolo adatto. Liberaci dal male, male insito nella persona, il male insito in una sorta di depressione. Il male che può essere inteso come mal di vivere.

4- E poi c’è l’acqua, l’acqua che scorre, la pioggia, che lava e porta via. E allora sgorga “Scorrerai via, oh Iupiter”

 

 

 

 

 

 

ciao @FEDERICA! benvenuta in Fotografia e Parola,

 

e grazie per la condivisione del tuo primo lavoro ;)

devo dirti che le tue riflessioni sul titolo non fanno una piega. Ti ho letta un paio di volte e sceglierei il tuo stesso titolo. LEVAMEN. suona musicale, ma anche azzeccato rispetto all'utilizzo (liberatorio, terapeutico) che hai fatto della fotografia in un determinato momento della vita.

Devo dirti che a livello di immagini il titolo per me risuona in particolare con l'immagine di mezzo, quel collage dove il (tuo?) occhio è collocato al centro di paesaggi autunnali, metafora evidente di uno stato interiore. Perché non montare tutte le immagini con lo stesso sistema? sarebbe davvero molto bella una serie di 3-5 immagini tutte composte cosi, due immagini di paesaggio sopra e sotto, e un tuo sguardo, in bianco e nero al centro. Lo troverei molto coerente con il titolo non solo perché le immagini sarebbero più uniformi e coerenti fra loro (e mostrerebbero una certa operatività, un'attenzione al processo) ma anche e soprattutto perché mi farebbe percepire un tempo dietro alla composizione di queste immagini multiple. Tempo di trasformazione individuale, tempo di comprensione dei propri limiti, tempo di accettazione dei propri lati ombra o dei periodi bui. Insomma, qualcosa in cui mi piacerebbe rispecchiarmi.

 

Un titolo così importante deve portare con sé anche una serie ben costruita. Secondo me vale la pena rimetterci le mani ;)

Grazie @Silvia Bigi , pensa che in realtà il titolo era solo per il collage centrale, la prima e l'ultima foto ho pensato di aggiungerle dopo, per, in qualche modo "completare" il lavoro. La tua osservazione la tengo cara e ci lavorerò.

@Federica Furlan mi fa piacere di aver colto allora questa connessione sottile. Sì, si vede che quella è l immagine su cui sei stata d più, e sarebbe davvero bello trasformarla in una piccola serie ;)

Complimenti @Federica, il progetto mi piace molto e soprattutto trovo bellissima la seconda immagine, ne creerei altre così! Anche il titolo è perfettamente coerente

bellissimo lavoro Federica, davvero. Ed il titolo è giustissimo per queste fotografie. Esplorerei ancora di più e andrei avanti. D'accordo anche io sulla seconda immagine, stupenda.

Grazie @Consuelo, sicuramente cercheròdi andare oltre, di approfondire il lavoro legato alla seconda fotografia, come suggeritomi da te, da @Silvia e da @Laura

Bellissimo lavoro @FEDERICA, è piaciuto molto anche a me! E ho letto con grande interesse questa definizione di catarsi che non conoscevo: "alleviazione da un carico emozionale potenzialmente nocivo". Mi sembra quindi un titolo molto azzeccato! Soprattutto a posteriori. Anche perché al pronunciarla Levamen mi da l'idea di una parola di per sé quasi leggera. Molto bello!

I post più recenti
  • Questa è la casa, l'entità che vaga, l'identità che cerca. Presenze assenti Re-visione
  • Queste foto sono parte di un piccolo racconto fotografico realizzato nell’area grecanica di Reggio Calabria. Avevo la necessità di raccontare la produzione vitivinicola di quest’area e ho avuto la possibilità di farlo seguendo le mie inclinazioni espressive. Quella che oggi viene definita area grecanica (per indicare un’area geografica in cui si parla o si parlava il Greco di Calabria) è stato il primo insediamento greco nella penisola calabra. Il vino è diventato un pretesto per raccontare di un passato florido di cui oggi – ahinoi! – si sono quasi del tutto perse le tracce. Qualche informazione per permettervi di contestualizzare un po': - Nella prima immagine gli still life di alcune uve di provenienza greca coltivate attualmente. - La foto della costa ritrae il luogo in cui si dice siano sbarcati i greci nell’VIII secolo a. C. - Nel quaderno, le parole trascritte da una bambina che studia ai corsi di greco di Calabria. - La fiumara nella foto finale è l’Amendolea, attorno ad essa si sviluppa tutta l’area grecanica, un tempo era navigabile e costituiva l’autostrada dell’antichità. I titoli che ho pensato non mi soddisfano a pieno, probabilmente sono solo un inizio: 1- “Orfani di Dioniso” – mi sembra cogliere il senso del progetto e lo considero la mia scelta provvisoria, anche se forse sarebbe da rivedere… la parola “orfani” mi piace ma mi pare anche un po’ troppo forte. 2- “L’ultima goccia alla terra” – nei templi di Locri Epizephiri ci sono dei “tubi” attraverso i quali si offrivano in dono alla terra latte miele o vino. Oggi, probabilmente solo per una coincidenza, un’usanza che ho osservato (anche se non so quanto sia diffusa o tipica dell’area) nei paesi dell’area grecanica prevede che l’ultima goccia di vino rimasta nel bicchiere venga gettata a terra. 3- “Ancestre” – ricercando l’etimologia della parola “ancestrale” ho scoperto si tratta di una parola di origini francesi, “ancestre” significa antenato. È una parola che mi piace e m’incuriosisce. 4- “K52” – Una piccola aggiunta, è il nome dell’anfora dentro la quale da qui il vino veniva esportato in tutta la penisola italiana e anche oltre. Una piccola aggiunta, mi sembra una parola che possa fare incuriosire.
  • ...e comunque Luce Nelle mitologie, soprattutto indeuropee, la luce assume spesso un significato cosmogonico, che si esprime chiaramente in opposizione alle tenebre. Così nei miti vedici l'apparizione di Ushas, l'aurora, allude all'origine stessa del cosmo che emerge dal caos dell'oscurità. Sempre determinante è stata la parte della luce nella credenza dei popoli d'interesse etnologico, che alla luce lunare attribuiscono una potente influenza sulla vita vegetale; in particolare si pensa che la luce della Luna piena aiuti la crescita delle alghe e di altre piante marine, mentre quella del Sole in genere influenzi la vegetazione terrestre. Ho scelto questo titolo e descrivo il significato di luce nel senso mitologico, in quanto nella nostra vita, nelle nostre giornate il buio lo associamo a un aspetto negativo e ci instristisce. Ma se ci fermiamo ad osservarlo sicuramente troviamo un lato positivo quello della luce sia che essa sia naturale o artificiale, ci permette di vedere particolare che a luce piena non si noterebbe. Così nella vita per superare le difficoltà si deve cercare quella luce interiore che si fa risolvere le difficoltà... scoprendo nuova forza in noi.