© 2018 Percorsi Foto-sensibili di Silvia Bigi

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nov 10

filastrocca

1 commento

Avevo lasciato una finestra del browser aperta prima della cancellazione della gallery, per cui ho potuto conservare il post originale e anche i commenti. Li incollo qui sotto. Le foto le rimetterò in un secondo tempo perché non ce le ho a casa, sorry :)

 

 

POST ORIGINALE

 

Ciao, mi chiamo Giorgio Barbetta. Questo lavoro è del 2016 e si tratta del mio primo progettino fotografico (faccio foto da poco, ma sono vecchio). Composto da 14 dittici - qui ne metto 5 - si trattava della risposta a una call di un collettivo fotografico il cui titolo era “Soglie e margini”. Non ho mai trovato un titolo adeguato, forse per l’eccessiva ambizione del mio tentativo (espressa dallo statement sterminato e dal tono decisamente “alto”) rispetto alle mie effettive capacità e al risultato. Ad ogni modo ho ripreso in mano il lavoro per questa occasione, ho svolto una ricerca per parole e concetti approfondendo lo statement e riscrivendolo in larga parte (il tono è rimasto quello, purtroppo). Ho anche deciso che riprenderò in mano il lavoro e proverò ad ampliarlo in futuro, visto che credo di aver trovato una chiave migliore. Questa ricerca ha dato luogo alle tre proposte di titolo che presento sotto, come da consegna. Allego anche lo statement e il resoconto della ricerca svolta in questi giorni per formulare il nuovo titolo.

 

FOTO (le rimetto domani)

 

 

 

 

TITOLO PRECEDENTE

SOGLIE

 

TITOLO PROPOSTO

PAROLA UNICA Filastrocca

FRASE Lo spazio vuoto tra le cose

DUE O TRE PAROLE Divenire altro

 

STATEMENT

Il termine “soglia”, nell’antica Roma, indica la pietra piatta posta come piano e su cui si posano gli stipiti e i cardini. È la pietra che sta sul suolo (solum) su cui si passa con la suola del sandalo (solea) per andare sulla via (dal greco soydas, andare per la via - odos). La nostra tradizione descrive questo inoltrarsi nella via come metodo: meta-odos. In oriente la via, il sentiero da imboccare, è detto invece Dao, o Tao. La prima lo intende come linea, la seconda come cerchio. Unite, queste figure creano la lettera greca φ, sintesi statica del greco antico φύσις, physis, da phyo (φύω), “genero”, “cresco”. Physis indica dunque la totalità delle cose che esistono, che nascono, che vivono, che muoiono. In termini dinamici, la sua figura è una spirale infinita. I Latini tradussero questo termine con “natura”: l'insieme delle cose e degli esseri, che deriva dalla radice gna (in greco gen): “generazione”, da cui il verbo latino nasci, “nascere”.

La vita delle cose è quindi ciò che passa da una soglia - spazio vuoto, non visibile né rappresentabile se non nella sua cornice - e si inoltra sulla via. Come si capisce, la nascita è il prototipo di tutte le successive soglie, l’evento che trasforma creando, separa tenendo unito. Madre e figlio nascono assieme: la madre non fa nascere il figlio più di quanto il figlio trasformi una donna in madre. Il figlio è nella madre; ma la madre è nel figlio.

Superare la soglia è quindi, per estensione, ogni passaggio da un luogo e un altro, da uno stato a un altro, da una condizione a un’altra. Questo accadere di soglia si presenta in molti modi differenti, ad esempio: preda e predatore; terra e cielo; libertà e desiderio; la visione e il ricordo; la mano e il bastone; natura e cultura; gli amanti. Nessuno dei due esiste prima del rapporto che si apre tra loro nel transito di una soglia che li biforca: ciò che prima non c’era, transita e si separa/unisce, si divide restando tuttavia in qualche modo segretamente connesso dal vuoto. Il due viene prima dell’uno: è il rimbalzo e provenire reciproco e di entrambi dal nulla, che li fa nascere.

Questo trascorrere gli uni negli altri, mai fissato una volta per tutte, è lo spazio della continua contrattazione, della decifrazione e del mistero, del catturare e del fuggire di nuovo, dell’enigma e del conflitto. E della morte. È solo grazie all’infinito inseguirsi e ripiegarsi nelle figure sempre diverse dell'altro, nell’altalena dell’andare e ritornare, girare in cerchio e spostarsi al ritmo della rima e del ritornello, che si compone la filastrocca che canta per noi, e noi in lei, la «straziante meravigliosa bellezza del creato». In questa ninna nanna ogni cosa si sposta creando il continuo mutamento, il divenire delle cose.

In questo piccolo lavoro fotografico provo a tenere ferma questa natura ambigua e selvaggia della soglia e a mostrarla all’opera da vari punti di vista: naturali o umani, privati o collettivi… Lo sviluppo procede attraverso dittici che provano a mostrare in modo non didascalico diversi piani di soglia che germinano nello spazio tra le immagini: tra simili, tra opposti o in altri modi. Attraverso rime ed echi, la sequenza attraversa vari stadi tornando alla fine a chiudersi su se stessa nella figura dell’albero da cui è iniziata, figura che riassume in sé tutte le biforcazioni.

 

ALTRI TITOLI SCARTATI

1) φ / Polemos / Soglie / Passaggi / Transiti / Sosta / Altalena / culla / cullare / ninna nanna

2) Lo spazio vuoto tra le cose / essere in due / il punto impossibile dell’equilibrio

 

BRAINSTORMING SUL TITOLO

Soglia, etimologia: solia, solea - scarpa sandalo; anche come pavimento al pari di solum- gr. oydas per soydas / suolo, dalla radice SAD - andare; odos per sodos, via)

Parte inferiore dell’uscio e precisamente la pietra che sta per piano in fondo a porte su cui posano gli stipiti e i cardini delle imposte e sulla quale si passa

bordo, limite, passaggio

trama tessuto intreccio

biforcazioni

Il giardino di Ts'ui Pen

stare sulla soglia Vs. transitare

quando vai in altalena, il punto centrale, di equilibrio e di sosta, è un punto teorico: di fatto puoi solo transitare da lì, mai fermarti, essere, o stare. Se ti fermi lì e sosti, il gioco è finito.

il moto dell’altalena che ritorna, o della culla

(tornare su di sé, moto del cerchio infinito e progressivo)

ciò che ritorna

ritornello / rima / ritmo

cantilena

cullare / oscillare

ninna nanna

pisolino (utatane!)

filastrocca

Il punto impossibile dell’equilibrio

stare sul bordo in equilibrio senza cadere

transitare, transiti

transitare uno nell’altro

uniti da nulla

e/o

divisi/uniti

essere per l’altro

relazione

sorgere e tramontare

«È soprattutto quando è lieta e innocente che la vita non ha pietà»

«Ah! Straziante meravigliosa bellezza del creato!”» Pasolini

ritorno a casa

Passaggi di stato da solido a gassoso

Marx, Manifesto

«Tutto ciò che è solido si scioglie nell’aria»

Eraclito

«Il conflitto - Polemos - è il padre di tutte le cose»

Polemos nella mitologia greca era il demone della guerra e della guerra civile

infinito ritorno

il cammino

il racconto

il movimento

la spirale

rincorrersi

ribaltarsi

rovesciarsi

scambiarsi

nel gorgo

ogni cosa è un’altra

divenire altro

Altro da sé

onda

spirale

φύσις

φ

 

 

 

RISPOSTA DI SILVIA

 

Silvia Bigi

 

ciao Giorgio,

benvenuto!

è un vero piacere incontrarti seppur virtualmente in questo spazio di condivisione. e grazie per la precisione con cui ci presenti le tue ricerche, e complimenti per la lucida analisi che hai fatto sul tuo percorso e sul tuo progetto specifico!

Concordo con te, lo statement è da sistemare. Il testo nella prima parte sembra più che altro un trattato di linguistica, spendi molto tempo a giustificare le radici delle parole che vuoi utilizzare e che rappresentano lo spunto di riflessione della tua serie. Il che va benissimo, come parte tua operativa, ma non occorre per presentare il tuo lavoro, appunto. Queste sono parole di troppo, e vedremo perché. Del resto siamo qui per questo! vedendo i primi lavori pubblicati dagli altri partecipanti comunque ritrovo lo stesso problema in tutti, sarà quindi molto utile la nostra ultima consegna del laboratorio quella che vi darà gli strumenti per scrivere correttamente uno statement che porti le vostre parole in linea con le immagini prodotte. Ci arriviamo, ora torniamo qualche passettino indietro ;)

Concordo che manchi un ponticello tra i dittici e le tue intenzioni. Credo che gran parte del problema risieda nell'ampiezza del tema della tua indagine che ben si capisce in queste tue parole:

Superare la soglia è quindi, per estensione, ogni passaggio da un luogo e un altro, da uno stato a un altro, da una condizione a un’altra.

 

è tanta roba insomma. Certo. questo significa soglia. Ma affrontare un cosi grande tema esistenziale attraverso dittici fotografici rischia di sminuire la questione. Il consiglio che dò in questi casi è sempre lo stesso, e viene dalla letteratura (Calvino docet.)

Concentrati sul 'granello di sabbia'. Sul dettaglio. Scegli una di queste soglie. Concentrati su quella.

racconta fotograficamente una cosa piccolissima che si ricollega a questo concetto generale. Perché ? perché il dettaglio è come la siepe dell'Infinito di Leopardi. E' vero, distoglie dal tutto, sembra non mostrarlo, eppure sta al tutto, e ci lascia immaginare che cosa ci aspetta oltre, fa usare la nostra immaginazione per giungere più in là.

Elenchi una serie di spunti:

Questo accadere di soglia si presenta in molti modi differenti, ad esempio: preda e predatore; terra e cielo; libertà e desiderio; la visione e il ricordo; la mano e il bastone; natura e cultura; gli amanti.

 

bene. allora perché non raccontare solamente una di queste soglie?

ripetendola e mostrandola da più punti di vista? oppure bene, mostrarle tutte. ma allora vorrei l'elenco. Cioè: ho individuato, nei passaggi chiave della mia vita, 14 diversi tipi di soglie...

oppure ancora: ho chiesto intervistandole a 14 persone che conosco (oppure no) di darmi un'immagine di che cos'è una soglia.... e ho deciso poi di rappresentarne ognuna in forma di dittico.

Le regole, nel progetto fotografico, sono fondamentali. più sono chiare, più lo rendono al suo massimo. Il problema della serie, del rapporto tra la tua serie il testo e eil titolo, è che manca una regola di fondo più incisiva, cioè che superi l'editing o il tema da cui sei partito.

Questo giusto un consiglio generale :)

 

Ma veniamo al titolo, altrettanto importante per delineare queste possibili biforcazioni.

Filastrocca non mi convince. Porta fuori rotta.

Dei tre 'finalisti' che ci proponi sicuramente sceglierei

'Lo spazio vuoto fra le cose'. è il più evocativo e poetico, quello che attira di più.

Ma tu, nei dittici, lasci allo spettatore cogliere questo vuoto? se si, come? forse manca proprio questo spazio, fisico e mentale, tra le due immagini. quella soglia di cui parli nel tuo testo.

Anche un semplicissimo Soglia, non sarebbe male per questa serie. Per come si presenta ad oggi forse è il suo titolo migliore. Non soglie però. Soglia. E nel testo allora mi scrivi come primissima cosa - ma brevemente - cosa intendi per soglia e come hai tentato di esprimerlo attraverso le immagini. Non mi dispiace nemmeno la lettera φ da sola come titolo. E' curiosa, fa venire voglia di saperne di più. Ma è anche un pò pretenziosa, e rischia di creare troppe aspettative nei confronti delle immagini. A volte la semplicità è la scelta migliore.

Come dire, vedo tre titoli nel tuo lavoro come tre step, tre fasi di crescita e traasformazione della serie (possibile) nel futuro.

1) Soglia

2) Lo spazio vuoto fra le cose

3) φ

il primo è allineato con le immagini

il secondo ha bisogno di essere supportato da qualcosa di più che le immagini devono comunicare (magari anche solo da un punto di vista materico, non per forza nella qualità dell immagine in sè, può essere un dettaglio dell'allestimento, della carta, una parola tra le immagini....ecc....)

il terzo ha bisogno di più struttura , di immagini forse più evocative. di un tempo di riflessione più grande.

Questo credo faccia capire un pò a tutti che a volte non si tratta del titolo più bello ma anche del più giusto, di quello più onesto, più in accordo con ciò che si è realizzato.

forzare le immagini con un titolo che mal si adatta è come cercare di giustificarsi, e non c'è niente da giustificare. Le immagini che produciamo, se lo facciamo in consapevolezza e non per 'bulimia di scatto' sono sempre espressione di noi e raccontano qualcosa. Il compito delle parole è rendere manifesto, a chi guarda, il cosa nel modo più chiaro e interessante possibile.

 

 

 

RISPOSTA AL COMMENTO

 

Giorgio Barbetta

Grazie Silvia!

è così, alle volte ho la tendenza a sparare molti colpi per ovviare al fatto di non vedere bene il bersaglio :) i tuoi suggerimenti mi sono molto utili però. in generale nei miei lavori devo imparare a restringere e isolare, a individuare con più chiarezza i temi e a dare delle regole di sviluppo più incisive e pulite, e visibili/comunicabili. così da sapere meglio cosa tenere, scartare o rifare. il fatto di faticare col titolo penso sia dovuto a quello: se non c'è chiarezza prima è dura che mi arrivi dopo, finisco solo per alzare ancora più polvere. Oppure ce l'ho in testa io, ma è una pretesa eccesiva che gli altri lo colgano se non c'è quel passaggio di sviluppo: ecco perché poi scrivo in modo eccessivo. Grazie ancora.

 

 

grande Giorgio che sei riuscito a recuperare tutti i commenti ;)

 

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  • ...e comunque Luce Nelle mitologie, soprattutto indeuropee, la luce assume spesso un significato cosmogonico, che si esprime chiaramente in opposizione alle tenebre. Così nei miti vedici l'apparizione di Ushas, l'aurora, allude all'origine stessa del cosmo che emerge dal caos dell'oscurità. Sempre determinante è stata la parte della luce nella credenza dei popoli d'interesse etnologico, che alla luce lunare attribuiscono una potente influenza sulla vita vegetale; in particolare si pensa che la luce della Luna piena aiuti la crescita delle alghe e di altre piante marine, mentre quella del Sole in genere influenzi la vegetazione terrestre. Ho scelto questo titolo e descrivo il significato di luce nel senso mitologico, in quanto nella nostra vita, nelle nostre giornate il buio lo associamo a un aspetto negativo e ci instristisce. Ma se ci fermiamo ad osservarlo sicuramente troviamo un lato positivo quello della luce sia che essa sia naturale o artificiale, ci permette di vedere particolare che a luce piena non si noterebbe. Così nella vita per superare le difficoltà si deve cercare quella luce interiore che si fa risolvere le difficoltà... scoprendo nuova forza in noi.