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6 giorni fa

FAME D'ARIA - repost

11 commenti

 

 

 

 

 

 

FAME D'ARIA

altre opzioni:

 

/re.spi.rà.re/: v. intr. e tr. (dal lat. respirare, comp. di re- e spirare “soffiare”)

 

Il cattivo respiro

 

 

Ciao a tutti, mi chiamo Laura Gramantieri.

Per questo primo esercizio ho deciso di utilizzare una serie di scatti che avevo realizzato alcuni anni fa in un laboratorio di Silvia ed Elisa Cecchi sul tema dell’acqua in rapporto alla città.

Il pretesto per dare nuova veste e contenuto a questi scatti mi è arrivato da quando la settimana scorsa ho effettuato una visita pneumologica ed una spirometria per controllare la mia “fame d’aria”.

Soffro da anni di fame d’aria dovuta alla malattica cronica dell’asma allergico per cui ho sempre avuto problemi con la respirazione. Da sempre avverto la necessità di far entrare più aria nei polmoni. Gonfiare un palloncino implica per me un grande sforzo, come restare a lungo sott’acqua o percorrere una salita molto ripida.

L’incipit del mio lavoro è stato dunque chiedermi se sia possibile catturare il respiro (qualcosa di intangibile) in tutte le sue sfaccettature.

 

Il titolo che ho scelto per i miei scatti è quindi Fame d’aria, credo il titolo più esplicito e significativo.

Gli altri due titoli che mi sono venuti in mente sono il significato del verbo respirare così come si trova sul dizionario e l’etimologia del termine dispnea (cattivo respiro).

 

Qui di seguito le mie riflessioni sul tema:

Fame d’aria è una espressione gergale medica utilizzata per definire la dispnèa, che significa, dal greco, il cattivo respiro, ed è la sensazione soggettiva di difficoltà a respirare.

 

Ho riflettuto sul verbo “respirare” e mi sono accorta che derivi, così come i verbi inspirare ed espirare, dal verbo latino spirare che significa soffiare ma anche esalare l’ultimo respiro.

Il respiro è vita, la prima cosa che facciamo quando usciamo dal feto del grembo materno è quella di prendere aria per incamerare ossigeno. Direi che questa è una considerazione alquanto scontata, ma che spesso viene ignorata, anzi completamente dimenticata man mano che cresciamo e diventiamo adulti.

Ma la cosa ancora più importante e significativa, è che è vero anche il contrario. Ovvero che per un innato meccanismo di difesa, in ogni fase di difficoltà, di tensione, di dolore o di paura, ognuno di noi ha la tendenza ad inspirare, quindi a prendere aria, e poi trattenere il respiro e contrarsi.

Mi sono ulteriormente soffermata sul lessico e sull’etimologia di questi termini e mi sono accorta che nella lingua italiana distinguiamo tra inspirare, immettere aria nei polmoni, e ispirare, suscitare un sentimento o stimolare la creatività. Le due parole sono doppioni o allotropi perché l’etimologia è la stessa: dal latino inspiràre, derivato di spirare, “soffiare”, con il prefisso in- (dentro). Quindi, in realtà, i due verbi potrebbero essere usati entrambi con lo stesso significato, con riferimento sia alla sfera spirituale che a quella biologica, come avviene nella lingua inglese dove un unico verbo “inspire” corrisponde sia a inspirare che a ispirare.

Deve essere la paura di mescolare qualcosa di spirituale con qualcosa di naturale e biologico, quello che ci fa usare in modo distinto i due verbi, l'ispirazione ha a che fare con l'anima, l’inspirazione implica il portare l'aria dentro di noi. Significati paralleli ha, d’altronde, anche il verbo spirare, che usiamo parlando delle brezze, dei venti, come dell'anima che ci abbandona al termine della vita. E suggestive sono tutte le metafore intorno al soffio, al vento, al respiro…

Per un artista cogliere le emozioni, raccontare i sentimenti, ascoltare i silenzi dell'anima non è un esercizio intellettuale ma un atto naturale e necessario, proprio come lo è il respiro.

Al termine delle mie riflessioni, mi è venuto in mento che potrei allegare alle immagini anche la scansione della mia spirometria, in cui si vede l’aria che mi manca per respirare normalmente ma forse il progetto diventerebbe troppo impersonale ed asettico. Infatti, la critica che mi è stata rivolta dalla persona a cui ho mostrato il progetto è proprio questo, il fatto che il testo sembri quasi una cartella clinica.

 

Quindi mi rivolgo a Silvia ed a voi per ulteriori consigli e punti di vista.

Un caro saluto

Laura

 

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Aggiungo a seguire, la risposta che avevo dato a Silvia al suo commento prima della cancellazione dei progetti.

Lo "sfruttare" mia figlia per la serie è dovuto fondamentalmente al fatto che lei al contrario di me riesce a fare tutte quelle attività, anche banali, come gonfiare un palloncino o stare sott'acqua, che io invece fatico a fare.

Le madri hanno la tendenza a specchiarsi nei figli, quindi in lei rivedo la me che avrei voluto essere.

Non nego, inoltre, che fintanto che mia figlia non è cresciuta ho temuto che potesse soffrire della mia stessa patologia, quindi vedere accadere il contrario per me è stato un sollievo, una piccola vittoria.

 

Aggiungo, poi, che l'organo del polmone nella medicina cinese corrisponde al lutto, al dolore emotivo, alla tristezza e all'abbandono. Tale organo purtroppo nella mia famiglia ha spesso creato dolori e sofferenze. Mio nonno paterno e mia madre hanno entrambi contratto la tubercolosi, mio padre è morto per un tumore ai polmoni. Io in passato, in un momento particolarmente difficile, ho avuto diverse broncopolmoniti per cui sono stata anche ricoverata… quindi è un organo particolarmente delicato.

 

@Richard Betti mi aveva suggerito un titolo molto bello, ARIA LIQUIDA, che terrò sicuramente in considerazione.

 

 

6 giorni fa

@Laura Gramantieri trovo il tuo lavoro bello e molto profondo. La tua spiegazione sul perchè ritrai tua figlia invece di porre l'attenzione su di te, secondo me, dovrebbe essere sottolineata.

Mi viene in mente Aria Pura...dove pura è legata all'innocenza della tua bambina, ma anche alla "purezza" della "sua aria", rispetto a quella che a te "manca".

Comunque, complimenti

5 giorni fa

ciao @Laura! e grazie infinite per il repost (e per il riepilogo dei nostri discorsi!)

ecco io credo che tutto quello che mi hai detto del specchiarti in tua figlia, dei fattori ereditari sia fondamentale e che dia un grande valore alla serie.

 

Le madri hanno la tendenza a specchiarsi nei figli, quindi in lei rivedo la me che avrei voluto essere.
Non nego, inoltre, che fintanto che mia figlia non è cresciuta ho temuto che potesse soffrire della mia stessa patologia, quindi vedere accadere il contrario per me è stato un sollievo, una piccola vittoria.

cioè tutto questo è molto più importante, a livello di testo, che ogni spiegazione del termine utilizzato nel titolo. Ora che mi hai risposto trovo molto più coerente il titolo che hai già scelto, ovvero Fame d'aria, (più che aria liquida). Perché mette in luce un'urgenza, una necessità, in qualche modo anche un grido profondo. Quindi credo che il titolo che hai scelto vada benissimo, occorre però portare te stessa nelle parole che lo accompagnano, in modo che il 'transfer' su tua figlia e la cura e l'amore perché non le accada nulla risaltino di più dell'azione in sé, o comunque alla pari!

grazie mille @Silvia Bigi il tuo commento è preziosissimo e ne farò tesoro… forse davo per scontato cose che invece vale la pena sottolineare.

5 giorni fa

Quel che più mi colpisce delle foto è la dolcezza con cui affronti questo tema, quello che per te può esser stato fonte di disagio o difficoltà diventa qualcosa da raccontare in maniera quasi poetica, forse proprio perché non si tratta più di te e della tua fame d'aria, quanto al fatto che tua figlia riesce a fare tutte quelle cose che tu magari non fai. Io vedo un filo diretto tra te e l'amore per tua figlia, credo anch'io che con la spiegazione aggiuntiva si capisca meglio il legame madre-figlia.

5 giorni fa

ciao Laura, so di cosa parli e ti ho letto trattenendo il respiro. Le foto sono dolcissime e l'idea dello specchio è tenera. Mi viene in mente SOFFIO VITALE che unisce chi soffia, la bambina, e chi le ha dato vita, tu.

Eleonora

@Laura adoro l'accostamento con tua figlia, perché io credo che in realtà tu sia o eri preoccupata che anche lei potesse soffrire il tuo disagio. Nessun genitore desidera che gli stessi disagi subiti vengano trasferiti ai figli... BRAVA ! ! !

5 giorni fa

@Laura mi è piaciuta moltissimo la serie anche perché mi ci identifico un po' (anche io asma allergica con una storia di asma in famiglia ;-)) così come mi è piaciuto moltissimo il titolo perché credo rappresenti in modo molto molto concreto la sensazione di urgenza e necessità che menziona Silvia e che caratterizza gli attacchi d'asma. Complimenti :)

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  • ...e comunque Luce Nelle mitologie, soprattutto indeuropee, la luce assume spesso un significato cosmogonico, che si esprime chiaramente in opposizione alle tenebre. Così nei miti vedici l'apparizione di Ushas, l'aurora, allude all'origine stessa del cosmo che emerge dal caos dell'oscurità. Sempre determinante è stata la parte della luce nella credenza dei popoli d'interesse etnologico, che alla luce lunare attribuiscono una potente influenza sulla vita vegetale; in particolare si pensa che la luce della Luna piena aiuti la crescita delle alghe e di altre piante marine, mentre quella del Sole in genere influenzi la vegetazione terrestre. Ho scelto questo titolo e descrivo il significato di luce nel senso mitologico, in quanto nella nostra vita, nelle nostre giornate il buio lo associamo a un aspetto negativo e ci instristisce. Ma se ci fermiamo ad osservarlo sicuramente troviamo un lato positivo quello della luce sia che essa sia naturale o artificiale, ci permette di vedere particolare che a luce piena non si noterebbe. Così nella vita per superare le difficoltà si deve cercare quella luce interiore che si fa risolvere le difficoltà... scoprendo nuova forza in noi.