CITTA' SOGNO

Giuseppe Palanti, pittore, illustratore e urbanista, progettò Milano Marittima: un’oasi pensata per i milanesi, una città ideale immersa tra pinete, saline, dune e mare. Dopo oltre cento anni, l’idea della sua “città giardino” si direbbe quasi futurista. Tanti villini costruiti e decorati in stile Liberty, inseriti in modo armonioso nella secolare pineta. Molti oggi non esistono più, sostituiti da hotel e edifici completamente diversi dal passato, ma l’anima di Palanti è ancora presente nei viali della sua Milano Marittima. Si ritrova nelle chiome dei pini e nelle dune di sabbia, nell’acqua di quel mare che ha tanto amato, nell’odore del sale. 

Il 10 luglio 2019, giorno in cui decido di andare a fotografare Villa Palanti, Milano Marittima è travolta da una tromba d’aria, una specie di apocalisse. Nella zona cadono quasi 5.000 alberi secolari. Quei pini di sicuro c’erano quando Palanti progettava i primi villini al mare, agli inizi del ‘900. Erano lì quando nasceva la sua città-giardino. Dal 1912, anno della fondazione di Milano Marittima, il tempo trascorso ha contribuito a cambiare il paesaggio; l’uomo ha fatto la parte peggiore, la più invadente.  Eppure la natura, con la sua forza implacabile, questa estate ha mutato l’ordine delle cose. Tutto ciò mi ha fatto pensare alla caducità, al tempo che passa, alla fragilità delle cose e alla forza del ricordo. Al destino ineluttabile. Dopo una prima fase di documentazione, ho deciso di disegnare i soggetti delle mie stesse fotografie: il  famoso poster, con i dettagli delle donne sorridenti e dai grandi cappelli, la villa dove Palanti trascorse tante estati al mare, il residence Touring, sopravvissuto al tempo, un hotel dalle linee retrò, la pineta, gli alberghi che si stagliano tutti in fila, un pino secolare caduto. Ho portato quei disegni al mare e li ho immersi nell’acqua, riconsegnandoli alla natura del luogo. 

* Il lavoro consiste nell’immersione nel mare di Milano Marittima dei disegni da me realizzati ispirandomi all’archivio e alle fotografie da me scattate sul luogo, e infine nella documentazione di questa azione performativa.