I TRE FRAMMENTI

 

A quindici anni hai tutto davanti. Perché sei un po’ grande. Un po’ di più. E poi arriva la prima vera estate, quella dove i tuoi ti lasciano andare al mare dagli amici. L’estate che rappresenta il trampolino di lancio verso il mondo adulto. E può capitare di bere oltremisura, perché nessuno ti dice, quando hai quindici anni, che puoi andare in coma etilico per questo. Nemmeno i tuoi amici, che invece di chiamare subito un’ambulanza, preferiscono portarti a casa. Forse perché non si rendono conto del pericolo. Non lo sanno, perché anche loro hanno quindici anni. Forse sedici. Ma poco cambia. Non sanno nemmeno che se ti va male, da quel coma etilico non ne esci. Non ne esci viva. Ma se sei fortunata, passa un angelo che dice loro di chiamare l’ambulanza. Che è meglio una sgridata, che un’amica persa.

 

Questa serie racconta un episodio della mia storia familiare recente. Sono partita dai frammenti di una tazza che regalai a mia figlia quando era  piccola. Una tazza con decori orientali, un ramoscello di ciliegio dipinto al suo interno e all'esterno, un tenue color porpora. Quando questa tazza si ruppe, poco prima dell'estate, ebbi una strana sensazione. Come se a rompersi, quel giorno, fosse stato uno specchio. Malaugurio? Forse. In ogni caso questo oggetto è divenuto il simbolo della netta rottura che si crea nella vita di un’adolescente nel passaggio fra l’infanzia e l’età adulta. 

Cosi ho deciso di fotografare i tre frammenti  della tazza e di portarmi le immagini al mare. Le inserite negli scorci che mi rimandano ai profumi e alle belle sensazioni estive e poi rifotografate. La fotografia diventa così uno strumento per esorcizzare la paura che ancora, al solo pensiero di ciò che poteva accadere, mi paralizza.