SEVERINO

 

 

"Solo ciò che è trascorso o mutato o scomparso ci rivela il suo volto reale"

Cesare Pavese

 

 

Aprendo il cassetto della memoria, nonno Severino lo ricordo seduto nel cortile di casa con cappello e zanetta; il viso scuro di chi ha lavorato nei campi, di chi ha combattuto una guerra mai voluta, di chi ha sfidato la prigionia ed è tornato. Viaggiando a ritroso, attraverso i ricordi di famiglia e le vecchie fotografie, realizzo che lui, prima di essere "nonno Severino" è stato solo “Severino”. Si innamorò di Regina, si sposò e divenne papà di Loris, Lauretta e poi, terminata la guerra, di Lida, mia madre. Poco dopo il matrimonio fu costretto a partire come soldato per l’Abissinia, in Etiopia.  

 

Leggo i suoi commenti, scritti con calligrafia non sempre chiara e con qualche errore, sul retro delle fotografie dell'epoca. Mi emozionano tantissimo.Lui, al contrario di tanti uomini suoi coetanei, nell’altro vide ciò che lo accomunava a quel popolo, e non ciò che vi era di diverso. Le donne che fanno il bucato al fiume. Il mercato con tutti i prodotti della terra. Quelli che il regime chiamava “ribelli", erano contadini, proprio come lui. La guerra fu lunga. L'8 Settembre 1943 Severino venne catturato dai Tedeschi, caricato su un treno e deportato in Germania. Fece parte di quei soldati che la storia ricorda come I.M.I. - Internati Militari Italiani. Venne liberato dai Russi nel Maggio 1945. Da Berlino, ripartì a piedi e attraverso territori devastati giunse a casa, nel 1946.

 

Oggi sento tutta la forza delle sue azioni. Se Severino non avesse compiuto il suo cammino, mia madre non sarebbe mai nata, e di conseguenza neppure io. Ora che sono adulta e Severino non è più qui ho voluto muovere i miei passi per ritrovarlo, cosī come lui li ha mossi per arrivare a me.