"Uscire di casa, tornare a casa: sono due gesti quotidiani in apparenza banali; invece hanno un formidabile senso simbolico. Se non esci ti avveleni, se non torni ti perdi. (Fausto Gianfranceschi)

 

La voglia di indipendenza bussa puntuale e forte alla porta e io muovo, senza tanti pensieri, alla volta della mia emancipazione per non avvelenarmi in un luogo che sento, da tempo, stretto. Ma ogni azione volge sempre a favore di un universale equilibrio delle cose.

Abitando ora in una città diversa fatta di volti non conosciuti, quotidianità modificate, rapporti fragili ed equilibri precari, sento la spinta verso un ritorno a casa, per non perdermi. Un ritorno non in senso fisico, ma un atto del vedere che si manifesta nell’osservare attorno a me particolari che evocano ciò che riconosco familiare; dettagli che, per associazione e analogia, mi riportano al luogo che ho lasciato per trovare me stessa: la casa dove sono cresciuta. Le stampe ai sali d’argento sono sviluppate da me in camera oscura. Il tempo lento dello sviluppo fortifica la connessione fra le coppie e con esse il concetto del mio tornare a casa.