POSTURE

 

 

Dopo la morte di mio padre, avvenuta a Gennaio 2019, ho deciso di sistemare la situazione burocratica di famiglia occupandomi dei documenti a casa dei miei. Mi sono capitate fra le mani alcune vecchie radiografie del mio cranio e della mia colonna vertebrale, datate 1984. All'epoca avevo 13 anni, l'età (e la corporatura) che ha oggi il mio primogenito. Come riporta il referto radiografico, soffrivo di scoliosi. Non in forma grave, ma dovevo periodicamente fare visite per evitare peggioramenti, e proprio quelle visite riaffiorano ora alla mia mente: le stanze bianche, il dover assumere posture goffe e imbarazzanti, come “gambe tese e reclinato in avanti”. 

 

Ciò che mi ha spinto a realizzare questo piccolo progetto è la bellezza della fragilità e dell’indeterminatezza del corpo di un adolescente. Un corpo timido e in trasformazione, sottoposto spesso all’imbarazzo di esami medici freddi e noncuranti del rapporto delicato che a quella età si ha con la propria pelle. Ho coinvolto mio figlio, facendo riaffiorare attraverso il suo corpo la storia del mio, come anche quella di tutti i corpi sottoposti a questi passaggi.