AUTORITRATTO COME MESSAGGIO

fotografia come azione condivisa.

Più rifletto sul senso dell'autoritratto e più mi convinco che la sua funzione sia di uscire e incontrare il mondo, di entrare in risonanza con l'altro. Abbiamo sempre qualcosa da condividere, anche con la persona apparentemente più lontana. La teoria dei sei gradi di separazione sostiene che qualsiasi abitante della Terra è connesso con tutti gli altri da un massimo di sei relazioni personali, di semplice conoscenza o di amicizia. Ed eccoci tutti più vicini. Se vi siete addentrati fino a questa terza consegna vi sarete resi conto che c'è una chiara direzione, dal dentro al fuori, dall'intimo al condiviso. Quest'ultima consegna vuole essere la realizzazione completa di questa metamorfosi, che non ci vuole portare a rinnegare l'intimità, la ricerca di noi stessi o l'introspezione (tipici dell'autoritratto e delle sue pratiche), ma vuole espanderle, portarle nel mondo, farle dialogare con l'altro, perché se è vero che abbiamo bisogno di conoscere noi stessi abbiamo altrettanto bisogno di conoscere l'altro, e magari conoscerci attraverso l'altro. Le vostre storie, per quanto sia a volte difficile da credere, possono aiutare molte persone, possono stimolare pensieri, visioni, possono creare piccole rivoluzioni, che sia in una sola persona che vi guarda o in centinaia o migliaia. 

La performance degli anni 60-70 aveva esattamente questa ambizione: l'artista usava il corpo donandolo al suo pubblico. Lo sacrificava per raccontarne il potere, per risvegliarlo, ma anche per risvegliare le coscienze. E così i lavori di Gina Pane, di Marina Abramovic, di Fluxus, dell'azionismo viennese, sono divenuti veri e propri punti di riferimento per un risveglio necessario quanto desiderato, reso possibile proprio attraverso l'arte. 

Se guardate agli autori di questa settimana vi accorgerete che hanno tutti a che fare con questo modo di intendere la fotografia. Sono tutti impegnati, attivi, fanno un uso oserei dire politico dell'immagine, per denunciare e per mostrare, e soprattutto per creare una realtà migliore, che ci rappresenti. Zanele Muholi usa se stessa per parlare delle discriminazioni, dei pregiudizi, dei cliché con cui immaginiamo il popolo africano. Mari Katayama mette in discussione i nostri pregiudizi nei confronti delle deformazioni e della disabilità, trasformandole in processo creativo, in pura bellezza. Robert Mappelthorpe, qualche decennio fa, sfidò i pregiudizi sull'omosessualità e sulla paura di morire. Shirin Neshat racconta le contraddizioni del suo essere donna in uno stato islamico. Juno Calypso racconta le frustrazioni della donna attraverso interpretazioni grottesche dei suoi ruoli e stereotipi. Antonio Pulgarin ci racconta che anche l'uomo ha le sue sfide, e deve attendere aspettative altissime, soprattutto in Colombia, dove il mito del machismo è predominante. Amalia Ulman ci mostra come le nostre identità digitali siano ormai coincidenti con quelle reali. Andi Scheriber ci parla dell'età che avanza, e della possibilità di rompere il tabù dell'eterna giovinezza e della paura di invecchiare. 

Studiateli bene. Appassionatevi alle loro storie. Ora tocca a voi. Dovete farvi messaggio. Che cosa potete raccontare al mondo di importante? Occorre scavare su più fronti. Ricostruire la nostra storia. Guardarsi dentro, ma guardarsi anche nelle relazioni, nell'ambiente culturale, in tutto ciò che ci ha resi quelli che siamo. Non tutti abbiamo storie incredibili come Zanele Muholi o Mari Katayama, ma tutti noi abbiamo qualcosa che riguarda il nostro vissuto che se sviscerato può diventare vero e proprio discorso collettivo. Forse abbiamo un credo politico, forse abbiamo un'idea molto chiara sul nostro culto oppure al contrario, vogliamo liberarcene. Forse abbiamo vissuto privilegi che - paradossalmente - hanno portato conseguenze inaspettate, o forse abbiamo avuto difficoltà (economiche, fisiche, relazionali...) che sono stati grandi ostacoli ma che allo stesso tempo ci hanno resi ciò che siamo, e quindi più forti. Occorre trovare quell'unica cosa, estrapolarla e portarla fuori da noi. Occorre ora concentrarsi e capire come rappresentarla nel migliore dei modi. Nel 2015 io feci questo lavoro, dal titolo The line between you and me. Era una riflessione sul tema dei confini, a partire dalla coppia, dalla mia relazione personale, che in quel momento mi stava mettendo di fronte a numerosi ostacoli e riflessioni, che poi si espandeva fino a giungere ai confini tra gli Stati, e nell'impossibilità di attraversarli: non solo geograficamente ma umanamente. Quanti muri, barriere, ancora oggi poniamo tra noi e l'altro? volevo fare notare come spesso i confini hanno sembianze simili, che incontrare l'altro è sempre difficile - chiunque esso sia, dalla persona più lontana sul Pianeta a chi ci sta più vicino, perché avvicinarci all'altro significa abbassare le difese, fare entrare, lasciarsi trasformare da quell'incontro. L'immagine di sx è un autoritratto con mio (oggi) marito, quella di dx è una mappa satellitare di un confine. 

COME PROCEDERE PASSO A PASSO PER COSTRUIRE IL PROGETTO

1) Per prima cosa occorre tentare di fare una mappa della nostra vita. Dobbiamo osservarci come fossimo fuori da noi, come se della nostra storia dovessimo scrivere un trattato sociologico, o ancora una biografia, un saggio. Quali sono i punti importanti che l'hanno attraversata e segnata? Proviamo a scriverli come fossero parole chiave. 

Parallelamente, proviamo a creare - oltre a questa mappa - anche una descrizione scientifica di noi stessi. Proviamo cioè a descriverci come se fossimo nello spazio e dovessimo essere compresi. Non solo caratteristiche caratteriali dunque, ma anche attributi che spesso diamo per scontati, ma che di fatto definiscono chi siamo. Faccio un esempio: io sono donna, 34 anni, eterosessuale, battezzata cristiana, etnia caucasica, gruppo sanguigno 0 positivo, non ho figli, sono artista, insegnante, ambientalista...... e così via. A cosa serve tutto ciò? A rientrare in categorie o gruppi di pensiero che possano connetterci con il mondo. Per quanto infatti siamo esseri unici fra miliardi, abbiamo anche bisogno di appartenere, e questo appartenere è ciò che serve ora per ridefinire le nostre intenzioni.

2) Osserviamo ora la nostra mappa della vita e la nostra descrizione da 'viaggio nello spazio'. Pensiamo ad ogni aggettivo, azione, qualità che fino a ieri non avevamo pensato di mettere nero su bianco. Di cosa potremmo davvero parlare? Che cosa è stato più difficile accettare? Dove abbiamo incontrato ostacoli? Per esempio io potrei scegliere di parlare della difficoltà di essere donna a un età in cui scegliere fra possibilità di costruire una famiglia e il proprio lavoro spesso entrano in conflitto, oppure potrei parlare della religione cristiana e dei suoi rituali, così come li ho vissuti io attraverso gli insegnamenti della mia famiglia, o potrei parlare del fatto che il mio gruppo sanguigno è lo stesso di mio padre, che non potrebbe mai donarmi il suo sangue, a causa di un grave incidente avuto quando ero solo in fasce. Di questo ho parlato in effetti in un mio lavoro, dal titolo Cicatrici, dove l'incidente di mio padre diventa occasione per riflettere in senso più ampio sulla memoria, sul potere delle immagini, su come le ferite nel tempo si rimarginano ma continuano a raccontare la loro storia.  O dell'universalità del mio gruppo sanguigno, che mi connette a molti altri sulla Terra. Le storie possibili sono chiaramente infinite. Occorre scegliere. Magari qualcuno di voi parlerà della difficoltà di vivere in un luogo diverso da quello che ci sembra casa, della difficoltà della separazione, del complicato rapporto con un figlio adolescente, della propria conversione religiosa, delle proprie scelte alimentari, del proprio orientamento sessuale, del tentativo di cambiare vita, lavoro, casa. Ci vuole coraggio, è vero. Ma l'arte ci permette di essere molto più coraggiosi e liberi di quanto ci sembra di essere nella vita di tutti i giorni. Provare per credere.

3) Ora quello che occorre fare è domandarsi: con chi condivido questo? quante persone, oltre a me, hanno dovuto affrontare, o affrontano, la stessa situazione? in che modo questo lavoro può connettersi a loro e raccontare, attraverso me stess*, la storia di tutti loro? Questa serie di autoritratti sarà quindi dedicato a tutte le persone che condividono con noi quella ferita, quella cicatrice, o quell'elemento non necessariamente tragico (può essere infatti anche qualcosa di molto positivo) che ci accomuna​.

4) Essendo alla terza consegna, dovreste avere imparato a procedere dandovi un certo metodo di lavoro. Prima l'idea, gli appunti. Poi - sempre meglio - un piccolo schema con un'idea abbozzata e vaga delle immagini che si potrebbero realizzare per rafforzare il progetto. Poi si procede nella realizzazione delle immagini. Ricordatevi in questo esercizio è fondamentale tenere a mente il nostro referente: l'altro. Quindi, passo a passo, mentre costruiamo il progetto e mentre scattiamo le immagini, chiediamoci sempre se sono abbastanza chiare e se esprimono al meglio il concetto per chi le guarderà. "Sono per l'altro o per me?" dovrebbe essere una specie di mantra. Ciò che emerge per noi, lasciamolo per ora da parte, oppure integriamolo con ciò che serve per comunicare con il mondo esterno. 

5) Pubblica nella gallery la tua serie fotografica nella terza sezione appositamente creata. Le immagini non devono essere più di 15 (se sono di più scegli le più rappresentative) e devono essere ridimensionate in formato web, massimo 1000 pixel sul lato lungo. In più aggiungete un piccolo testo che racconti delle tue ricerche, delle tue difficoltà, di ciò che hai cercato di ottenere e raccontare. 

6) PUBBLICA TUTTO ENTRO LUNEDI' 17 FEBBRAIO, data in cui comincerà l'ultima settimana, quella dedicata al recupero dei passaggi persi!

7) attendi il feedback degli altri partecipanti e il mio. Sarà una bellissima occasione di confronto. E' l'ultima consegna, mettici tutta la tua energia!

ALCUNI CONSIGLI IMPORTANTI ​

1) CHIEDI CONSIGLIO A CHI TI E' VICINO.

essendo un progetto difficile può essere utile chiedere l'opinione di chi hai fiducia. Non tanto sulla scelta del tema, quanto sui modi in cui sviscerarlo. 

2) STUDIA GLI AUTORI.

Per questo progetto è molto molto importante fare ricerca. Appassionati agli autori e non pensare che per loro sia stato meno difficile che per te!

3) NON PERDERTI NELLA COMPLESSITA'.

il segreto per la buona riuscita di questo progetto è partire da un dettaglio, senza perdersi nella complessità degli eventi. Se cerchiamo di raccontare temi troppo complessi e vasti e di combinarli con altre cose il rischio è di non uscirne più. Concentrati su un dettaglio. E' nel piccolo che si può poi espandere il senso più grande del sé.