Muholi usa la fotografia come strumento politico per ridefinire - attraverso la riproduzione degli stereotipi - le nostre idee sul colore della pelle, sul genere sessuale, sulle questioni sociali che ancora oggi creano confini e barriere.

Katayama nasce con una malattia genetica alle tibie e a una mano che, invece di possedere le cinque dita “normalizzate”, risulta divisa in due. Lavora sul suo corpo trasformandolo in una vera e propria scultura vivente sul quale costruire delle protesi decisamente più creative. Utilizzando pizzo, conchiglie, perle e cristalli di Swarovski, infatti, Mari realizza col suo corpo delle composizioni, che contemplano anche delle estensioni dei suoi arti, per poi fotografarle.

Robert Mappelthorpe, grande nome della fotografia, si è sempre autoritratto con grande maestria, giocando sulla provocazione, sulla scoperta di sé, sul racconto della sua trasformazione identitaria. L'autoritratto in cui tiene fra le mani un bastone a forma di teschio l'ha scattato pochi giorni prima di morire di Aids, raccontandosi fino all'ultimo istante. 

Le opere di Shirin Neshat, pongono in relazione la religione islamica, il femminismo, il rapporto fra i sessi e il desiderio di espressione. Le sue opere sono un varco di luce contro pregiudizi e contraddizioni. La sua azione performativa consiste nello scrivere sulle sue immagini, in calligrafia, parole di grandi poemi iraniani.

La giovane artista londinese Juno Calypso ha dato vita ad una galleria di personaggi femminili che affrontano con sarcasmo e ironia i cliché legati alla donna contemporanea. Inducendo ad una riflessione dai contorni molto seri. 

Fragments of the Masculine è un progetto di Antonio Pulgarin che utilizza la fotografia e il collage fotografico per creare opere che affrontano i temi dell'identità culturale, della memoria e dell'identità di genere. Il tentativo di affrontare il tema del 'machismo', caratteristico della cultura sudamericana, per ridefinire un immaginario e fare riflettere sull'identità maschile. 

Nel 2014, l’esperimento di un’artista argentina su Instagram diventò virale. Amalia Ulman, classe 1989, aveva convinto i suoi 90 mila follower di essere una vera influencer, grazie a un sapiente mix di foto e video che ritraevano un lifestyle lussuoso e la finta ricerca di una fama da ‘IT girl’ nella competitiva città di Los Angeles. Come poi ammise la stessa Ulman, quattro mesi dopo, tutti i post erano stati costruiti a tavolino, per una performance dal nome Excellences & Perfections che è stata anche esposta alla Tate Modern di Londra.

Andi Schreiber con il suo lavoro Pretty, Please vuole riflettere sulle trasformazioni del corpo e sull'incapacità di se stesse, e del mondo, di accettarle, perché il culto della giovinezza attraverso il filtro mediatico sembra regnare indiscusso. Schreiber usa allora l'autoritratto come strumento per parlare di sé, per accettarsi, e soprattutto per affermare il suo diritto ad essere guardata. 

Please reload